Nam Myoho Renge Kyo

“Dai! Venite con me? E’ un’esperienza! Che ne dite? Andiamo ad ascoltare qualcosa di nuovo? Qualcosa di diverso?”

A parlare sono io che mi rivolgo alla mia primogenita e al suo fidanzato. Vorrei farli smuovere un po’ dalla realtà virtuale in cui perennemente abitano per fargli vedere qualcosa che hanno solo sentito dire.
“Papà! Un incontro buddista? Ma non ne sappiamo nulla!”
“Io ho visto sette anni in Tibet e il piccolo budda! Quindi sono avanti! Dai andiamo!”

Accettano, anche se a essere sincero non ci speravo molto. Grazie a una amica vengo contattato da una ragazza che fa parte della comunità buddista di Cafasse e proprio oggi sono stato invitato a una loro “preghiera”.

Lungo il breve viaggio inizia a piovere. Forte. C’è aria di temporale. Troviamo la via ma ci risulta un po’ più complicato trovare il numero. Alla fine parcheggiamo sulla strada centrale e ci addentriamo verso il civico che ho segnato sul cellulare. Scopro che sto entrando in una casa privata.

Ad accoglierci una signora solare che ha stampato addosso un tenue sorriso e uno sguardo rilassato. Ho subito come l’impressione che tutta la sua vita ruoti attorno a quella serenità che si porta dentro e fuori. Sorride e stringe la mano a tutti. Ci fa accomodare nella tavernetta di casa sua e subito mi sembra di entrare in un’altra dimensione. Nulla di mistico e nulla di trascendentale nell’arredamento della stanza, eppure nell’aria aleggia qualcosa che non riesco a toccare o a vedere, ma che ben presto mi renderò conto di assimilare.
Ad accoglierci ci sono altre tre persone. Un signore in tenuta sportiva e due donne semplici, anch’esse con un’aria serena da far invidia. Si presentano e iniziano a parlare del loro ingresso nel mondo buddista. Ma è l’uomo a raccontarmi la storia di questa comunità. Scopro che di buddisti nella nostra zona c’è ne sono tantissimi. In tutti i paesi del circondario esiste una presenza viva e attiva buddista. Anche a Ciriè.

Io mi siedo su di una panca alla destra della stanza mentre mia figlia e il suo ragazzo si accomodano su due poltroncine poco distanti da me. Alzo lo sguardo e mi rendo conto che sopra la mia testa aleggiano le Icone di tre signori a grandezza quasi naturale. Credo siano dei profeti importanti, ma non faccio domande.
Dopo averci spiegato e raccontato un po’ di storia della loro particolare corrente buddista, scopriamo che ci sono diverse branche. La fede più ricorrente nei paesi occidentali è parecchio lontana da quella che si vede nei film tibetani.

Non si nutrono di privazioni, non disgustano la carne e non possano tutto il loro tempo a pregare. Mi viene detto in modo scherzoso che da loro vige la regola del “fai cosa vuoi”. Bene! penso. Inizia a farmi un po’ meno paura. Anche se fuori il temporale continua a prendere piede e il rumore dei tuoni diventa quasi assordante.
“Adesso noi preghiamo. Voi fate ciò che vi sentite di fare. Potete pregate con noi o semplicemente ascoltare. La frase che ripeteremmo molte volte è questa.”

Ci dice la proprietaria di casa porgendoci un biglietto da visita con su scritto una frase che sembra quasi impronunciabile.

Due piccole porticine su di un altarino vengono aperte e all’interno un pezzo di stoffa con sopra scritte delle parole in lettere cinesi (ovviamente a me sconosciute) vengono alla luce.
Inizia la preghiera. Le parole del foglietto che ho in mano vengono ripetute all’infinito. Hanno un suono strano e una cadenza che mi ricorda i canti mussulmani.

Intanto fuori il temporale aumenta sempre più. I tuoni si fanno cattivi e la pioggia cade fortissima sopra le nostre teste. Inizio a pensare che il mio Dio si stia arrabbiando. Ho paura che mi voglia dire: ” dai, hai visto quello che dovevi vedere, ma ora raccatta i ragazzi e vienitene via. Subito!”

Do un’occhiata ai ragazzi e loro stanno ascoltando questa cantilena con più pacatezza di me. Intanto sul finire la pioggia inizia ad essere sempre meno assordante e i tuoni pare si siano allontanati verso nord.

Ma ho come l’impressione che i miei timori siano stati recepiti da tutti i partecipanti, infatti alla fine della preghiera mi viene ricordato che il buddismo non è assolutamente una religione come possiamo concepirla noi, bensì un modo di vivere. Si può essere buddisti e cristiani allo spesso tempo. Capisco che il temporale era solo un semplicissimo temporale. O forse no. Forse il temporale doveva scuotere in me qualcosa che da troppo tempo era rimasto imprigionato.

Ci salutiamo facendoci la promessa di rivederci al più presto.

Il giovedì sera è il giorno che loro usano come data di incontro per pregare insieme. Già. Perché in questo mondo dove l’arrivismo e l’individualismo fa da padrone, nel mondo c’è ancora gente che vuole incontrarsi e stare insieme. C’è ancora gente che capisce di avere bisogno di altra gente.

Ci sono uomini e donne che sono disposte a condividere serenità e pace interiore in cambio di un sorriso. C’è ancora gente che ama la gente e che vuole vedere felicità intorno. Perché diciamocelo, il modo migliore per vivere è stare insieme.
Torneremo, certo!

di Alessandro Baccetti
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