Professione: polemico

Oggi mi sono recato all’anagrafe di Cirie’ pieno di orgoglio ed entusiasmo. Ero felice come non mi succedeva da tempo.

Non stavo più nella pelle. Entro, prendo il numero 13 e attendo sulla poltroncina d’ingresso. Cerco di stare calmo e di trattenere un po’ la mia euforia, ma le gambe reagiscono e continuo a muovermi nell’attesa che sul tabellone appaia il mio numero.

E alla fine appare. “Eccomi! Sono io! Arrivo! Buongiorno signorina ha visto che bel sole?davvero una splendida giornata! Senta vorrei rifare la carta di identità.” “Certo” mi risponde la signorina in modo molto gentile” ha le foto?” “Certo eccole appena fatte stamattina. Guardi che bel sorriso che ho! Si vede che sono felice?” L’impiegata mi sorride e annuisce. Dopo inizia con le domande di rito:” nome e cognome?” “Baccetti Alessandro” “Professione?” “POLEMICO” dico ad alta voce. Talmente ad alta voce che anche le impiegate vicine si girano a guardarmi. “Scusi non ho capito. Le ho chiesto che professione fa”. “E io le ho risposto. Il Polemico! Cosa non capisce?” “Non posso metterle questa professione sulla carta di identità, mi dispiace. Mi dica che lavoro fa” “ ma io faccio il polemico di professione! Guardi non sono io a dirlo, ma il sindaco in persona. Legga qui” e mostro all’impiegata di turno la pagina del Canavese di oggi in cui il Sindaco in persona dava a me e a Cinzia dei polemici di professione.

Poi continuo “la vada a chiamare se non ci crede! È tutto scritto qui”. A questo punto la signorina inizia a spazientirsi e decido di abbandonare l’ufficio. Capisco di essere stato fregato.

Eppure ci credevo davvero.

Poi immagino la tristezza del Sindaco quando verrà a sapere che quello che ha dichiarato non verrà ufficializzato dalle sue autorità Povera donna.

Si sentirà inerme e decurtata dei suoi poteri. Allora è per quello che Ciriè va così, penso.

Abbandono l’anagrafe e passo davanti allo Skate Park abbandonato da ormai due anni e penso che anche lui aveva contribuito a farmi avere quella definizione di polemico.

Proseguo e vedo il Taurus anch’esso abbandonato a se stesso. Mi sale il magone: quante belle polemiche su un locale destinato ai giovani abbandonato all’incuria.

Continuo a passeggiare per il centro e vedo decine e decine di serrande abbassate. Tutte attività commerciali che sono fallite. Quante polemiche anche su questo.

Proseguo per via Rossetti, inciampo in una buca e mi rompo la caviglia. Ma non dico niente. Sto zitto.

Anche qui è nata la mia professione di polemico e non voglio abbandonare le mie radici. Ora sono stanco, deluso e sconfortato.

In fondo volevo solo che tutto il mondo sapesse chi sono veramente. Dopo che la più alta carica di quella città che mi ha visto nascere e crescere, mi aveva notificato attraverso i giornali la mia specializzazione, volevo solo poter aizzare la mia bandiera.

Ma nulla.

Resterò un impiegato senza infamia ne gloria.
Era davvero una bella giornata stamattina. Poi il vento è tornato ad essere quello di sempre. Talmente leggero da non riuscire neppure più a sentirlo.
Articolo del Canavese di questa settimana. Polemica dell’Albero di Natale esiliato a Lanzo.

di Alessandro Baccetti 

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