Commesse sull’orlo di una crisi di nervi

“Signora chiedo scusa, cosa sta cercando?”

“La farina integrale, non la vedo”

“Perché non c’è, è finita”, le dico indicando lo scaffale vuoto. “mi scusi se mi permetto, ma bisognerebbe fare la spesa un po velocemente, non può rimanere imbambolata di fronte allo scaffale sperando che la farina integrale si materializzi…”

“Quando sono entrata in corsia la tipa era già lì, ho caricato un’intera pedana di farina Barilla (190 pezzi, 19 confezioni da 10 pacchi da 1 kg) ed è rimasta li per tutto il tempo”. Lo racconta Marta in sala pausa e Sabrina del box informazioni replica raccontando della coppia che stava entrando, alla quale ricorda che un solo componente per famiglia può uscire per fare la spesa, come risposta ottiene un secco “prenderemo due carrelli allora”… oltre ai sovversivi anche i furbi oggi.

Sabato mattina, sono le 9.30, l’ipermercato è aperto da un’ora, gente in coda fuori in attesa di entrare, gente in coda alle casse che viene invitata dalla cassiera in turno a mantenere la distanza di un metro e soprattutto a non avvicinarsi a lei se non quando arriva il proprio turno, e gente che si blocca nelle varie corsie a cercare non si sa cosa; il signore davanti allo scaffale della pasta è fermo da 10 minuti, per poi prendere il solito pacco di penne rigate.

E poi c’è il sindacalista in pensione che parla tranquillamente al cellulare passeggiando avanti e indietro tra la corsia delle piante e l’intimo. Lo vede Paola, che ultimamente è molto attenta e sensibile a questi atteggiamenti e lo rimprovera facendogli interrompere la telefonata, si dirige verso il magazzino continuando a brontolare (nemmeno troppo a bassa voce), incontra una collega e sbraita “ma se i competitor hanno eliminato i cestini rossi, un motivo ci sarà? Perché il direttore non lo capisce?”… e poi ancora: “ma perché sono così tranquilli quando vengono a fare la spesa? Questa è mica una protected area?”… ultimamente utilizza termini inglesi, mah! “Se questo è l’andazzo chiedo ferie, non posso ammalarmi per le solite persone incoscienti che vengono qui tutti i santi giorni!” Paola è particolarmente preoccupata per questa pandemia, terrorizzata da chiunque non indossi la mascherina e intollerante a qualsiasi essere le si avvicini, collega o cliente che sia.

Eppure non è difficile: è necessario e corretto fare la spesa velocemente, prendere tutto ciò che vi serve, come fate sempre, ma nel minor tempo possibile. Preparatevi una lista e andate direttamente nelle corsie che vi interessano. Se avete difficoltà a trovare qualcosa non esitate a chiedere agli addetti vendita, siamo lì anche per questo. E non vi stupite se la risposta è veloce e senza convenevoli, è il periodo che non ci permette di fare pubbliche relazioni. Vi assicuro che non siamo mai state così, ma lo sapete anche voi, il sorriso e la cortesia caratterizzano almeno l’80% di noi, da quando è iniziato il panico da coronavirus la percentuale è andata in caduta libera.

Questa situazione surreale mi angoscia e mi destabilizza: le mascherine, i guanti, le sciarpe che coprono la faccia lasciando scoperti solo gli occhi… sono scene che mi creano agitazione e sconforto. Vorrei, come tutti, che finisse il prima possibile.

Ho paura che questo periodo ci faccia diventare peggiori, più cattivi, più affamati, più egoisti, allora penso che debba cominciare da me ad essere migliore. Non sarà facile, ma me lo impongo come buon proposito.

Torno a casa sfinita, dalle chiacchiere, dagli sfoghi e dal mio e dall’altrui essere intollerante. Son felice perché sono di nuovo nella mia oasi di pace, con tutte le persone che amo ed un clima sereno.

Parcheggio in piazza, non sono ancora scesa dall’auto, finisco di ascoltare la canzone “Imagine” che sta passando in radio e mi ha accompagnata per tutto il tragitto, guardo fuori dal parabrezza e vedo tre bambini sui loro balconi che giocano allegramente con un aquilone che si son creati con un filo giallo ed una busta di nylon della spesa. Che forza che mi danno, e che emozione! Trovano sempre un modo per essere felici.

Forse dovremmo imparare da loro e riscoprire il bambino poco esigente che eravamo. Saremmo senz’altro più sereni e perché no?! Forse anche più felici. Me ne ricorderò domattina quando sarà di nuovo ora di entrare nella gabbia dei leoni.

di Cinzia Somma

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