Ciriè ai tempi del Far West: dodicesimo capitolo

“UDITE UDITE! Abitanti di Cirié City!”

A urlare erano i famigerati Marshal che con un megafono giravano in lungo e largo tutta la contea. “Questa sera siete tutti invitati a partecipare alla assemblea della città che si svolgerà’ nel Ranch di fianco all’ufficio dello sceriffo.” “Tutti? Ma siete pazzi gringhi?” Disse un vecchio uomo che passava da quelle parti. ”

“E da quando i cittadini possono partecipare alle riunioni dei potenti padroni della nostra contea? In genere gli inviti si facevano in base al cognome. Se era un cognome originario della nostra terra poteva venire, altrimenti avrebbero potuto leggere le notizie sul Press del prossimo bimestre. Tutti! cosa da pazzi! Allora anche gli schiavi? E magari anche il prete, adesso! Per tutti i diavoli! Dove andremmo a finire? Che razza di gioventù è salita al potere?”

“Non lo so, vecchio. Tutti noi siamo dalla tua e la pensiamo come te. Ma lo sceriffo LORY vuole così.

Dice che le cose devono cambiare. Pare che voglia un popolo partecipe. Si ma tanto non è che possono parlare. Se qualcuno prova ad aprire bocca verrà subito fucilato.

Come al solito ci sarà il becchino a presiedere l’ingresso e a ricordare che prima di proferire parola sarà bene che ci si pensi un po’su. In pratica possono venire a guardarci mentre sediamo sulle nostre poltroncine in pelle di montone pitonato.

Non chiedermi come lo sceriffo abbia fatto a recuperare quel tipo di pelle.” Luca boy, Franco boy e Davide boy sedevano con il loro whisky sui gradini del Saloom Doria.

Oziavano e mentre lo facevano, pensavano come al solito a come avrebbero potuto far saltare lo sceriffo e tutto il suo ufficio in aria. In realtà non avevano un piano ben preciso e ad ogni sorso di alcool in più che ingerivano inventavano stratosferiche catastrofi a cui avrebbero dovuto dar luogo.

Verso la fine della terza bottiglia arrivarono anche a pensare di fare delle grosse voragini lungo tutta la strada che divideva la casa dello sceriffo al suo ufficio. Così il suo cavallo sarebbe inciampato e avrebbe fatto cadere la prima cittadina.

” ragazzi, ma sveglia!” Li interruppe Luca Boy con una pala in mano. ” sono anni che ne faccio di nuove e non è mai servito a nulla”.

“Haia! Mi sono rotta una caviglia!” La Cinzia Girl era accasciata a terra. I suoi tacchi a spillo non avevano retto alla buca in cui era incappata. “Se becco chi fa tutte queste buche per la città gli azzoppo il cavallo! Il mio vestito, cielo! Era anche pitonato come la poltrona dello sceriffo.

Avrei fatto un figurone.” Luca boy nascondeva la pala e si avvicinava alla malcapitata aiutandola a tirarsi su. ” gentaglia, donna! Vieni che ti aiuto a tirarti su.”

Nel frattempo il prete e il mormone erano davanti al passaggio a livello chiuso e aspettavano che passasse il treno per poter attraversare la strada. Erano già passati tre giorni e ancora le sbarre non si erano alzate. “Allora, ti ripeto” disse il prete al mormone Baryl, “non tolgo la Madonna per mettere il tuo quadro. Faremo una mostra nel retro della chiesa, lungo la strada che porta al fiume”

“Ma la gente la vedrà?” “Ma certo! Faranno a gara! Verranno anche fotografi da ogni dove per immortalare l’evento” “Avete detto foto? Avete detto evento? Eccomi! Ci sono! Dove mi metto per il selfie? Quale è il mio profilo migliore ? Cosa dite?” A parlare era Donna Francensca che apparse come per magia dietro i due uomini.

“Lascia stare… siediti e aspetta con noi che si liberi il passaggio. I tre osservarono un’altra alba e un’altro tramonto. Sempre davanti a quel passaggio a livello.

Intanto dietro di loro una lunga scia di carri si era fermata e attendeva paziente. La fine della coda non si poteva più vedere ad occhio nudo. Per un attimo arrivarono anche a pensare che sarebbero morti lì di stenti e di sete. “Cosa dici prete? Si alzeranno mai queste sbarre?Prova a fare una preghiera! Non se ne può più !”

Padre Alessandro iniziò a congiungere le mani e finalmente il treno passo’ e il passaggio a livello alzò le sue sbarre.

Ci fu un tributo di urla di gioia e spari di fucile. Le donne scesero dai carri e intonarono canzoni e danze. Nel frattempo tutti erano arrivati davanti al Ranch della contea. Lo sceriffo arrivò sul suo cavallo nero. I suoi stivali erano rosso fuoco e brillavano in ogni via della città.

Dietro di lei i suoi marshal irriducibili la seguivano a ruota. Si sentiva anche una musica angelica in sottofondo. Perlomeno così dice il libro che sto sfogliando. “E’ vai! Finalmente si dorme tranquilli!

Un’altra bella pennichella al fresco” impreco’ il vecchio Marshal. “Uno alla volta! Non spingete! Calma. Molta calma. Non fate infastidire lo sceriffo. Altrimenti mette una legge sugli schiamazzi e vi fa ibernare le corde vocali!”

La gente prese posto nella sala principale. Non c’erano abbastanza sedie e alcuni dovettero adagiarsi sul pavimento. Lo sceriffo prese la parola. “Signori e signore. Gringo e gringhi! Stasera vi ho riuniti tutti qui per ricordarvi che…. VA TUTTO BENE! Vivete nella più bella City della contea e io sto rendendo la vostra vita splendida e favolosa!”

“Hey donna! I ragazzi non hanno più il park per correre!” A parlare era Franco man e si ritrovò subito tre pistole puntate dietro la nuca. “Risparmiatelo” asserì lo sceriffo. Poi voltandosi verso i suoi marshal chiese sottovoce: “ma ci sono dei ragazzi in città?” I suoi uomini scrollarono la testa come per far capire che non lo sapevano. “Ne riparleremo un’altra volta gringo! La seduta è chiusa”

“Aspetta donna!” Prosegui il gringo Franco, ” i vecchi della città sono stati cacciati dal ricovero e adesso vagano per le strade senza una meta!” “Ma ci sono dei vecchi a Cirié City?” Disse sempre sottovoce lo sceriffo voltandosi verso i suoi irriducibili seguaci.

Non ebbe nuovamente risposta “Ne riparliamo la prossima volta, aspettate che mi informo”

D’un tratto si spalancarono le porte e fece ingresso lui, il famigerato Breeze in abito scuro e con il cappello alzato a mostrare la sua larga fronte. Con lui un giovanotto con una valigia in pelle rossa che conteneva centinaia di fogli. Il suo nome era Masy Boy. “Sceriffo dei miei stivali! Ho qui tutti i documenti che compravano l’esistenza di ragazzi e di vecchi nella nostra città!

Hai fatto un errore e devi rimediare.” Il ragazzo apri la borsa e tirò fuori i fogli facendone cadere a terra una buona parte. “Ecco e tutto documentato. Ho le prove!” ” la colpa è tua Breeze! Sei tu che non hai fatto nulla per loro!” “No, tu!'” “Ho detto tu!”

Mentre parlavano si avvicinavano sempre più e tra il pubblico ci si aspettava che un colpo di pistola facesse il suo corso da un momento all’altro. Inutile dire che Luca boy si stava strofinando le mani e sogghignava sotto i baffi.

Erano ormai a un solo passo quando i loro sguardi divennero teneri e affettuosi. Tutti erano immobili ad osservare e adesso si aspettavano un bacio o un abbraccio. Ma ciò non avvenne. Si voltarono lentamente e tornarono ai propri posti.

 

 

 

 

“L’assemblea è finita! Tornate nelle vostre tane! Ci riaggiorniamo la prossima volta”

“Hey! I miei fogli! Ho passato otto mesi per compilarli! Devo spiegare, devo illustrare, devo capire” disse Masy boy quasi disperato. “Lascia perdere” continuo Breze man. ” la prossima volta!

Adesso questi documenti usali per il camino stasera” Continua ..

di Alessandro Baccetti

Credit immagine: https://upload.wikimedia.org

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