Piccoli Bulli Crescono

A volte la gente pensa che abitando in una cittadina più o meno grossa certe cose non si vengano a sapere. Mia mamma era solita ripetere questo detto: “cio che non si fa, non si sa…” e come tutte le persone di una certa età, che nella vita ne hanno viste di tutti i colori, aveva ragione.

Si chiude oggi una vicenda iniziata ormai 3 anni fa di un fatto di bullismo gravissimo dal quale mi son guardata bene dal pubblicare ogni passaggio e particolare pur essendone a conoscenza. Volutamente non ho espresso giudizi, prima di tutto perché non è mio compito, ma soprattutto perché vista la delicatezza dell’argomento non volevo versare benzina sul fuoco.

Oggi, navigando sui vari social, mi sono imbattuta in “storie”, “stati”, video e post vari, tra cui anche quelli dei 4 ragazzi che a tutti gli effetti sono pregiudicati. Inizialmente ho pensato fosse un modo di esternare la loro felicità per una situazione che comunque immagino sia stata pesante, un modo “giovane” di esorcizzare il passato. Ma le emoticon che ridono sotto la scritta “la legge è uguale per tutti”, il video in cui si sente un ragazzo dire “fanculo sbirri”, mi ha dato da pensare che da tutta questa storia non abbiano imparato nulla di buono.

Notate bene: il mio “non scrivere” in precedenza, non era dettato dal fatto che i 4 protagonisti fossero minorenni, ma dalla mia convinzione che fosse stato un gesto sporadico, sapete, una di quelle stronzate che si fanno perché si è in gruppo, ci si fa prendere dall’enfasi e non si pensa alle possibili conseguenze.

In questo caso anche gravi, perché 4 adolescenti hanno subito un processo.

Mi son messa da subito nei panni dei genitori. Tra i ragazzi avrebbe potuto esserci tranquillamente mio figlio, loro coetaneo e mi son chiesta cosa avrei potuto fare se ci fossi stata io al posto di quella mamma.

Sicuramente non avrei potuto evitare le conseguenze perché il danno oramai era stato fatto, ma da quel momento in poi sarebbe cambiato il mio approccio con l’educazione di mio figlio.

Se era arrivato a fare un gesto così grave, sicuramente un po di responsabilità era anche mia, una mancanza che non era voluta, per carità, ma una riflessione sulla mia persona l’avrei presa in considerazione. Non so, forse paranoica come sono avrei chiesto il supporto di uno specialista.

Tenuto conto del fatto che non possiamo stare 24 ore su 24 addosso ai nostri ragazzi, in che altro modo avrei potuto accertarmi che non si ripetesse un fattaccio simile? Mi viene in mente che avrei potuto controllare le sue frequentazioni e supervisionare ciò che veniva pubblicato sui social. Oramai tutti gli adolescenti divulgano le loro imprese, le loro soddisfazioni, i loro segreti sui social, un po come facevo io con il diario segreto almeno 25 anni fa. Con la differenza che il mio diario era e rimaneva segreto, i social network sono immediati, pubblici e pericolosi.

Ora non ho più nessuna ragione di non scrivere, questi soggetti hanno pubblicato foto e video sulle loro storie istagram, in sfregio alla vittima di tre anni fa e a qualsiasi regola del vivere civile, prendendosi gioco della giustizia e sbeffeggiando chi in quella giustizia ci ha creduto.

Quindi mi chiedo, ma soprattutto lo chiedo a voi genitori: come cazzo è possibile che all’interno di un tribunale e all’uscita, dopo 3 anni passati tra giudici e avvocati, a fare lavori socialmente utili, colloqui con psicologi e assistenti sociali, come caspita è possibile che questi 4 pubblichino video in cui dicono testualmente “fanculo sbirri” e l’altro replica “poi questo lo togliamo”, ma da veri volponi quali sono si son dimenticati di farlo? …e come è possibile che abbiano pubblicato foto con le mani incrociate come se fossero ammanettati? Chi è il fenomeno che si è prestato al gioco e ha scattato la foto? La speranza è che almeno non sia uno dei genitori coinvolti in questa vicenda, perchè se così fosse avreste dato un ulteriore pessimo esempio ai vostri figli. E poi ancora “stati” su instagram “finalmente ce ne siamo lavati le mani per bene”? ma vi rendete conto che questi ragazzi non hanno capito nulla del gesto che hanno fatto? Cominciate a prendere atto del fatto che non siete stati in grado di smuovere la loro coscienza?

Per scrivere ho aspettato la sentenza, che come spesso accade in Italia mi ha lasciata con un po’ di amaro in bocca: Ho pensato che vista la situazione e le leggi in vigore probabilmente era una rieducazione sufficiente, mi sono clamorosamente sbagliata…  Sono sconcertata e ancora una volta mi sento di concludere una mia riflessione del tutto personale dicendovi che siete talmente poveri che avete solo i soldi per pagare gli avvocati, ma i soldi non salveranno voi, né i vostri figli.

Un ultimo monito a tutti i ragazzi: questi non sono certamente esempi da seguire, ma non dimenticateli, almeno per aver bene in mente cosa non volete passare e come non volete diventare.

di Cinzia Somma 

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