Musica da urlo

Dovete sapere che in giro c’e ancora qualcuno che rimpiange i favolosi anni 90. Ma non gli anni novanta degli aperitivi in centro alle otto.

Non quelli delle discoteche alla moda disposte su tre piani dove per poter entrare dovevi avere avuto rapporti intimi almeno con la guardarobiera del locale.

Non gli anni dei jeans a vita alta da centomila lire al paio (allora erano da ricchi mentre adesso ci ridiamo su) o degli episodi di Beverly Hills da vedere senza sosta ogni giovedì sera su Italia 1.

Non gli anni delle palestre e degli anabolizzanti per gonfiarti i muscoli. Gli altri anni 90. Quelli di provincia.

Quelli che vivevamo noi che abitavano in montagna. Erano gli anni delle piccole discoteche. Giovedì sera Corio, Venerdì sera Cantoria, sabato sera Mottera.

Gli anni delle vasche ininterrotte sotto i portici e delle pizze a buon prezzo.

Eravamo ragazzi e tutto ruotava intorno alle nostre macchine. Potevamo girare paesi sperduti per le montagne con nomi impronunziabili e strade rampicanti.

Potevamo conoscere ragazze senza neppure mai staccare il culo dal sedile dell’auto.

Per comunicare montavamo una antenna alta più di un metro sulla cappotta della macchina, un amplificatore e un “baracchino”.

Usavamo nomi fantasiosi che ci avvolgevano di mistero e intrigo: Drago, Celentano,Lupo, Stella e via dicendo (io mi chiamavo Alex, ma non facevo testo).Si parlava, si rideva e alla fine ci si incontrava. Le macchine non facevano mai giri a vuoto.

Adesso mi capita di vedere auto con uno massimo due passeggeri, allora chi prendeva la macchina caricava tutti. Il bello era proprio il viaggio. Ognuno del proprio trabiccolo aveva fatto la sua personale dimora e mostrarla agli amici era motivo di orgoglio. Macchine sempre lustrate a nuovo (si poteva ancora lavare l’auto nei fiumi e nei canali) e profumate di pino. Ma per fare la gara a chi ce lo aveva più duro, la prova restava sempre e solo quella: l’impianto stereo.

Arrivavamo ad avere anche cinque amplificatori, dodici casse e dei subwoofer che occupavano completamene il cofano posteriore. Non era raro che a qualcuno esplodessero i vetri, ma erano rischi del mestiere, e ci si rideva su.

L’orgoglio era il girare per le strade del centro con la musica a tutto volume e far voltare chiunque con ammirazione e rispetto. Tutti dovevano essere consapevoli della “durezza” del nostro impianto. Erano gli anni della musica dance (Gigi D’Agostino per intenderci) e della melodica italiana ritmata a pop (Masini con Vaffanculo era il più gettonato in via Vittorio Emanuele a Cirie il sabato pomeriggio).

E ieri mi sono trovato catapultato proprio lì, in quegli anni d’oro in cui la spensieratezza era il nostro motto è l’amicizia la nostra unica fede. Ci siamo persi un po’ tutti, eppure ieri sera qualche viso l’ho riconosciuto.

A Mathi proprio a due passi dal locale storico di quegli anni “il Boschetto”, è stata organizzata questa festa vintage dove ottimo cibo e buona musica si sono fuse per farci tornare indietro di trent’anni. Avrei voluto appoggiarmi ad un angolo e sorseggiare birra come facevo un tempo.

Guardare le ragazze passare e cercare di attaccare bottone. Ma poi mi sono ricordato di aver compiuto 50 anni e di essere in compagnia di mia moglie. Come se non bastasse mi sono passati davanti agli occhi gli esami del colesterolo di poco tempo fa.

Quindi è stato bene osservare e ricordare senza agire e senza bere birra.

Complimenti ai ragazzi che hanno allestito questi impianti stereo “spaziali” sulle loro auto. Vuol dire che qualcuno vi ha parlato di noi e di come eravamo a quei tempi. E complimenti a Mauro per la musica!

Il migliore come al solito!

di Alessandro Baccetti 

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