Di che parliamo stasera?

È ormai sera e Piazza San Giovanni resta quel piccolo angolo di cultura e di storia che in molti ci invidiano. Noi ci passiamo davanti decine e decine di volte e non ce ne accorgiamo ma chi viene da fuori resta incantato dal Duomo, dalla piazzetta che le fa da cornice e dai vecchi portici che si vedono in lontananza.

Il viale alberato e il palazzo Doria si trovano alla destra e dal punto strategico in cui mi trovo li si può scrutare entrambi. Il muretto che circonda in parte la chiesa è sempre affollato di gente che si incontra e parla animatamente. Specialmente di sera. Sono seduto anche io e sto aspettando degli amici per parlare di un argomento che mi sta a cuore.

Un argomento che è ormai diventato storia. Accanto a me una donna si lamenta della vicina chiassosa che la notte non la fa riposare quanto vorrebbe, mentre un signore con un cane bastardino segue ogni parola e annuisce quasi scandalizzato alle affermazioni della donna.

Sicuramente non è stato neppure interpellato nella discussione, ma ci si butta ugualmente a capofitto. Più avanti, vicino alla quercia dei ragazzi fumano e ridono senza sosta. La sigaretta li fa sentire grandi, ma allo stesso tempo la tengono nascosta mettendosi le mani dietro la schiena. Grandi si, ma non troppo.

Meglio non rischiare di farsi beccare da qualche genitore per non finire l’estate in punizione chiusi in camera senza cellulare.

…Forse anche lui provava tutti questi sentimenti quando camminava per Piazza San Giovanni.

Queste emozioni che legano il ciriacese alla città si sono susseguite nel tempo e probabilmente sono state provate da centinaia di uomini e donne che nella storia sono passate da qui. Lui era poco più che bambino e già lo si poteva trovare la domenica mattina davanti alla chiesa ad attendere intrepido la fine della messa.

Pronto con i suoi volantini in mano a distribuire quel ciclostilato propagandistico che voleva dare potere al proletariato e a chi passava gran parte del proprio tempo a lavorare duramente. Ma anche a chi non poteva o non riusciva a lavorare duramente. A chi era stata tolta la dignità e la speranza.

Valori importanti specie a quei tempi in cui le fabbriche erano la più grande risorsa di lavoro e le catene di montaggio giravano a pieno ritmo.
Finite le consegne aspettava i suoi compagni di partito e si incamminava verso la vicina Società Operaia.

Al primo piano c’era la sede della Democrazia Proletaria (che sarebbe in seguito diventata la sede del Partito dei Verdi) e li ascoltava i “grandi” e assimilava idee e progetti.

Gli amici che hanno voglia di condividere con me questi pensieri arrivano puntuali e mentre il cielo si sta bruscamente annuvolando, assistiamo al fuggi fuggi generale.

Prima un tuono, poi lampi e fulmini. La pioggia cade subito a gocce grandi quanto delle secchiate e mentre si sta per trasformare in ghiaccio decidiamo di correre ai ripari sotto il porticato davanti alla banca.

Il panorama diventa ancora più affascinate con colori naturali mischiati alle luci della chiesa. L’isola pedonale che ci divide dai vecchi portici è deserta e i proprietari dei bar corrono a “salvare” tavolini e sedie che stanno rischiando di volare via.

Gli ultimi ad alzarsi sono i ragazzi con la sigaretta nascosta dietro la schiena. Completamente fradici ci raggiungono sotto il portico e si appoggiano ad una colonna.

Sono rimasti in tre e devono far passare il tempo. Decidono che lo passeranno con noi. “Di che parlate?” Ci chiede quello più “bello e dannato”. La ragazza accanto a lui porta dei pantaloni blu molto larghi ed una maglia firmata .

I pantaloni arrivano fin sopra le caviglie. Scuote il ragazzo con le bermuda bianche e la felpa rossa che ha appena aperto bocca e con una spinta gli sussurra “fatti i fatti tuoi!”
“Ma no!” Interveniamo noi quasi in coro. “Stiamo ricordando un uomo che ha vissuto a Cirie per tanti anni. Il sei agosto ricorrerà il ventesimo anniversario della morte.”
“Perché è così importante?” Si intromette il terzo ragazzo. Porta occhiali spessi e la camicia le esce dai jeans.

I pantaloni con il risvoltino e il calzino bianco con un logo sicuramente famoso. I capelli che un tempo saranno sicuramente stati arruffati e pieni di gel, adesso grondavano d’acqua. La ragazza continua a guardarli e si rassegna alla spavalderia dei suoi due amici.

Si accende un’altra sigaretta ma questa volata non la nasconde dietro la schiena. Non può passare nessun genitore con questo temporale, ne è sicura. Decide di ascoltare anche lei e ci chiede: “ dai! Adesso raccontateci tutto di questo signore”…… continua

di Alessandro Baccetti 

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