Sognare il Taurus vuol dire continuare a dormire?

La percezione di un cittadino che è  al di fuori dalle dinamiche di palazzo pur interessandosi di ciò che accade in città è questa: quello che l’opposizione dimostra sui giornali, sui social, interagendo con noi o sui propri profili personali, è ben diverso da ciò che effettivamente viene fatto. Parliamo ancora del Taurus.

In poche parole la percezione è che l’opposizione non abbia fatto opposizione. Non è stata incisiva nonostante i 2 presidenti delle commissioni che si occupavano del Taurus siano di opposizione (D’Agostino e Ferrara) vuoi perché non erano sufficientemente preparati ad affrontare la questione, vuoi perché un’amministrazione decisamente più sgamata ha gestito “l’affare Taurus” come una “cosa Nostra” e non della collettività.

L’opposizione ha preferito non “spaccare il capello in 4”, riservandosi poi di sollevare l’argomento nei futuri consigli comunali.

Il fatto è che le linee guida sono state approvate in consiglio comunale il 18 febbraio, la determina del responsabile di settore competente è arrivata il 5 di giugno, 3 mesi e mezzo dopo, che a sua volta ha passato la palla al Cuc (centrale unica committenza) e in tutto questo tempo l’opposizione non ha sollecitato né cercato riscontri né sulle tempistiche, né  sull’applicazione delle linee guida.
 
Forse l’opposizione ha soprasseduto perché l’obiettivo di tutti era di fare le cose in fretta (devo ricordarvi che la gatta per la fretta ha fatto i gattini ciechi? ), obiettivo che non è stato raggiunto peraltro poiché, se tutto andrà bene, il locale vedrà l’apertura al pubblico per i primi mesi del prossimo anno.

Ma da quel che ho capito all’apertura del bando i consiglieri non avranno alcun mezzo di intervenire in alcun modo, se non interpellando la magistratura, laddove ci siano gli estremi.
A questo punto l’approccio politico è nullo. Affidarsi alla magistratura prevede un impegno non indifferente, ma che comunque a noi cittadini non interessa più: il risultato è avere uno spazio di aggregazione aperto a tutti e che il riscontro economico non sia l’unico obiettivo. Se quella sarà la strada percorsa il locale avrà tutto il tempo per cadere a pezzi sotto gli occhi impotenti di noi cittadini.

Memori di quanto accaduto nel bando precedente in cui il canone da euro 7500 è stato modificato da “mensile” ad “annuale”, e avvalliamo l’ipotesi che fosse un difetto di forma, vi ricordo che nessuno ha verificato che il progetto poi approvato fosse provvisto di fideiussione altrimenti nessuno si sarebbe preoccupato dell’ulteriore spesa per rendere agibili i locali.

La speranza è che in mezzo a tutte queste cose fatte alla carlona, senza coinvolgere la cittadinanza o le associazioni, il vincitore del bando si dimostri di essere migliore del sistema che ne ha decretato la sua vittoria.

di Cinzia Somma

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