Buongiorno

BUONGIORNO.
Che poi quello che più fa star male e’ quel senso di impotenza che ci sta assalendo. Il non poter far nulla se non chiuderci in casa o cantare dal balcone quell’inno nazionale di cui abbiamo scordato le parole da un pezzo. Il non sapere cosa stia accadendo ma soprattutto il non sapere quando e come finirà. Quali conseguenze dovremmo subire e in che condizioni ne usciremo. Una informazione frammentaria fatta di numeri catastrofici e di titoli che mettono i brividi. Centinaia di studiosi, dotti, medici e scienziati tuttologi che tutto conoscono tranne il virus che ci sta invadendo. Restiamo a casa certo, ma per quanto? E per cosa? Logicamente obbediamo e aspettiamo di vedere una qualche luce all’orizzonte. Ma è dura.

L’unica nota degna di merito è l’aver incontrato o ritrovato gente nuova. Anche coloro che conoscevo da tempo adesso si presentano sotto altre sembianze.

Questa condizione probabilmente ci unisce dandoci la possibilità di aprirci e di confrontarci come non mai. Lo si fa attraverso un telefono o un computer, certo. Ma stiamo imparando ad accontentarci. Probabilmente l’umanità si è evoluta grazie a queste interazioni tra gli uomini senza interferenze di alcunché. Magari abbiamo solo bisogno di capirci un po’ di più e di provare ad essere noi stessi.

Che siano benedette le lunghe telefonate, le chilometriche chat e i commenti ai post di Facebook!
…ma sopratutto che siano benedetti i semplici “buongiorno” che adesso assumono un’importanza e un sentimento molto più profondo di ieri. E allora Buongiorno.

di Alessandro Baccetti

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