Covid: Per non dimenticare

E chi l’avrebbe detto che la frase che abbiamo sempre usato per ricordare l’olocausto adesso sarebbe tornata a suonare nelle nostre menti? PER NON DIMENTICARE:
Come in ogni guerra, arrivati a questo punto bisogna contare le vittime e classificare gli eroi. Bisogna individuare i carnefici e farli processare dalla giustizia. Certo, tutto probabilmente passerà nel dimenticatoio e la memoria si ridurrà ad essere illustrata in poche pagine di qualche libro di storia che i nostri nipoti sfoglieranno a malavoglia. Ma non i martiri di questa pandemia. Loro dovranno essere ricordati come eroi. Ma chi erano questi eroi? Bene, erano coloro che hanno reso la nostra società più viva è più democratica. Erano i nostri genitori, nonni e zii che hanno tirato su una Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo.

Erano quegli operai che stavano in catene di montaggio a fare i lavori più alienanti pur di poter ricominciare. Erano quei colletti bianchi che Villaggio immortalò nelle sue opere di Fantozzi classificandoli come schiavi dei padroni e disposti alle più becere umiliazioni pur di poter produrre, costruire e mantenere una dignità che era di gran lunga più importante della ricchezza.

Erano quelle donne che lavoravano duro nelle fabbriche, che gestivano e crescevano i propri figli con rispetto e forza di volontà. Sono quegli uomini che tiravano su case e palazzi in condizioni di sicurezza disumane.
Grazie a loro la civiltà si è evoluta e sopratutto la democrazia ha preso una qualche più concreta sembianza di realtà. Se siamo qui è grazie al loro impegno e alla loro voglia di creare un futuro migliore per le generazioni future.

Voglio riportarvi questo discorso che è stato fatto durante una manifestazione a Torino pochi giorni fa. Il racconto di un uomo che ha combattuto in prima linea in uno dei tanti ospedali della città ormai ridotto anch’esso in sanatorio.
Leggete fino in fondo, perché l’entità della tragedia molti di noi non riescono ancora a concepirla.

“Per motivi di salute sono stato trasferito nel reparto camere mortuarie perché considerato un lavoro leggero, Purtroppo non è stato così. Da metà febbraio alla prima metà di aprile ho dovuto assistere impotente a ciò che non era abituato. La tristezza, la solitudine e l’impotenza davanti a qualcosa di invisibile che non puoi cacciare, sì è convissuto con questo virus che non risparmia nessuno nella nonna, né il papà ,la mamma o la zia, Ho preso i loro corpi dei reparti avvolti da lenzuola come delle mummie , cosparsi di cloro x non essere contagiati,i corridoi pieni di salme solo con un cartello sopra con il nome cognome l’età e la fatidica scritta covid positivo. La tristezza in questi mesi era prendere queste salme e metterli dentro una cassa senza un lacrima di un familiare senza un saluto …e dopodiché gli addetti alle pompe funebri tutti rigorosamente vestiti da astronauti con mascherina, occhiali che subito chiudevano in fretta e in furia la cassa.

Non è semplice… una preghiera al camposanto, nessun famigliare che poteva avvicinarsi… un qualcosa di tristissimo che mi ha turbato veramente tanto.
Si può aggiungere ,lavorare 24 su 24 perché la media al giorno era dagli 8 ai 16 decessi al giorno. Senza contare i parenti in lacrime fuori dalla camera mortuaria che distrutti dal dolore volevano vedere il loro caro anche a distanza, ci imploravano….ed i nostri stomaci stretti da una morsa di impotenza.”

Questo accadeva in un ospedale di Torino. Moltiplicate questa angoscia per decine di ospedali e capirete quanto sia stato tragico questo evento. Quanti questo Covid abbia lacerato centinaia di famiglie e generato dolore e dramma. Per chi ancora urla al complotto, per chi ancora sbraita che si trattava di una semplice influenza, leggere queste parole forse gli farà aprire gli occhi. Non molliamo la guardia. Mascherine ancora sopra il naso e disinfettanti ovunque perché il nemico è in agguato.

di Alessandro Baccetti

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