Giovani, sorprendenti volontari

Vi siete mai messi a letto, la sera, pensando “non c’era modo peggiore per terminare questa giornata?” A me è capitato proprio domenica scorsa e se devo essere sincera, visto come era partito il weekend, mai avrei immaginato potesse capitarmi una tragedia simile.

Chi mi conosce solo dai social sa ben poco di me e della mia vita privata, un mio caro amico è solito dirmi “Cinzia Dory Somma è molto poco pubblica” e lo dice scandendo bene ogni lettera del mio nome…. in ogni caso questa, seppur molto intima, ve la voglio raccontare.

La voglio raccontare perchè Ciriè è un paese in cui, bene o male, tutti conoscono tutti e il riserbo in questo caso genera più curiosità che altro.

La voglio raccontare perchè se questi accadimenti hanno la possibilità di avere un esito positivo è solo grazie all’intervento di un ragazzo che si è affacciato al mondo del volontariato e lo ha fatto con determinazione e dedizione.

La voglio raccontare perchè le notizie di prima mano sono da preferire al passaparola e perchè, anche in questo tragico frangente, si può cogliere un insegnamento.

Come dicevo, il fine settimana era partito alla grande: con piacevole sorpresa avevo appreso che erano iniziate le mie ferie primaverili (ebbene sì! programmate e scelte da me, ma dimenticate completamente!), stavo organizzando una due giorni al mare in completo relax e i ragazzi erano con il padre per il weekend. Con tutte queste congiunzioni astrali così positive, in genere ne approfitto.

Ecco dunque la tragedia: poco prima delle 18 mi telefona Gabriele, tutto trafelato, piangendo disperatamente… farfugliava tante parole che non capivo… ospedale, infarto, ambulanza. Insomma, non mi aspettavo una comunicazione così concitata e quando sono riuscita a comprendere ciò che era accaduto sono rimasta di sasso. Michele, mio marito dal quale sono separata da ormai 5 anni, ma con il quale ho un ottimo rapporto, (perché ricordate che l’amore può finire, ma l’affetto che vi ha uniti e spinti a fare figli dura per sempre!), aveva avuto un attacco cardiaco durante una gita ai laghi di Avigliana, dove era andato con alcuni suoi amici e Gabriele.

Naturalmente ho chiamato Gloria (che era uscita con il fidanzato) e ci siamo precipitati all’ospedale dove ci hanno dato notizie poco confortanti (avrebbe subito una coronografia d’urgenza) e ci hanno rimandato a casa.

Quella notte immagino sia stata interminabile per tutti, ognuno nel proprio letto a piangere in solitudine.

Oggi ci siamo nuovamente recati in ospedale, nel reparto di terapia intensiva, e grazie alla comprensione ed al buon cuore dello staff del reparto, siamo riusciti a vederlo.

Chiaramente non è stato un bello spettacolo, abbiamo sofferto molto e tutt’ora siamo in ansia costante, ma parlando con il primario ci ha comunicato che se Michele è salvo è stato grazie all’intensa, costante e instancabile manovra cardiaca che gli è stata praticata nell’attesa che arrivasse l’ambulanza.

E sapete chi gliela ha praticata? Gabriele, suo figlio! Senza farsi prendere dal panico, con sangue freddo e determinazione ha continuato a premere sul suo petto per non fargli fermare il cuore. E grazie a lui, suo padre è vivo! Sono grata, fiera e orgogliosa di lui, perché non poteva in nessun modo lasciar andare via suo padre così, senza nemmeno provarci.

Gabriele non è un medico, né un infermiere, ma da oltre un anno fa parte dei volontari della Croce Rossa di Fiano e grazie ai loro insegnamenti è riuscito a salvare una vita, quella di chi gli ha dato la vita!

Non aveva mai fatto alcun intervento, se non sui manichini che mettono a disposizione ai corsi, e solo tra una decina di giorni farà l’esame per diventare volontario effettivo e poter far parte di una squadra attiva in ambulanza sul territorio.

Quando gli chiedo se si rende conto di ciò che ha fatto mi risponde di “essere orgoglioso”, ma che pensa di “non aver fatto nulla di eccezionale… chiunque l’avrebbe fatto per il padre”.

Naturalmente siamo ben coscienti del fatto che Michele non sia guarito e la strada da fare sarà molto lunga ed in salita, ma come gli ho sussurrato all’orecchio questo pomeriggio, non può lasciarmi sola a crescere i nostri ragazzi, perché quello che ci sa fare meglio con loro è lui e noi abbiamo bisogno di lui!

Permettetemi di ringraziare Gloria e Gabriele che sono due rocce e Dario e Davide (che ormai sono la nostra famiglia allargata) che comprendono il nostro dolore e ci sostengongono tantissimo.

di Cinzia Somma

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