Come Dissuadervi dalla Politica

Riproponiamo un articolo apparso sul settimanale LA VOCE lo scorso anno in concomitanza con la querela che il sindaco ha fatto nei confronti di noi amministratori del gruppo L’Altra Cirie’.

Un articolo stilato da un giornale libero e da un giornalista altrettanto libero e pronto a difendere la libertà di stampa e di pensiero. Un giornale che fa il giornale, insomma.

Proprio l’altro giorno parlavo con un amico giornalista che scrive per Repubblica e altre testate nazionali e mi ricordava come fosse più complicato scrivere per il paesello di provincia piuttosto che per la grande città. Nel paesello ci sono sentimenti personali, rancori, odi che ci si porta dietro e che si scagliano alla prima occasione. Nelle grandi testate si è liberi di scrivere a proposito di sconosciuti che probabilmente non si incontreranno mai nella vita.

Leggetelo attentamente: “Facendo così si rischia l’effetto censura. Ci risiamo: il sindaco di Ciriè Loredana Devietti decide di mettere nuovamente in mezzo gli avvocati e querela due blogger. L’anno scorso aveva fatto la stessa cosa, salvo poi ritirare la querela di fronte alle scuse pubbliche della malcapitata. Stavolta i due blogger sarebbero colpevoli di istigazione all’odio razziale e diffamazione.

Nello specifico, avrebbero la responsabilità di avere fomentato decine di commenti insultanti, diffamanti e magari anche minacciosi ai danni del sindaco sui social.

Il loro peccato originale? un post in cui criticavano duramente la decisione del sindaco di emanare un’ordinanza per tutelare l’ordine pubblico in occasione dei festeggiamenti del terzo scudetto del Napoli a Ciriè.

Punirne due per educarne 100

Raccontata così l’azione del sindaco sembra di quelle che per educarne cento ne vogliono punire una (anzi due). La cosa si fa ancora più strana se si pensa che questi due hanno la colpa di aver espresso una critica.

tanto è bastato per chiedere alle autorità di prendere provvedimenti nei loro confronti. Ora viene da domandarsi se ricorrere ad uno strumento come la querela per i cittadini che osano criticare l’operato della Giunta sia un’azione lecita oppure no. Non da un punto di vista giudiziario (non compete a noi stabilirlo) ma politico. E’ ben diverso. L’anno scorso, se guardiamo la vicenda solo sotto il profilo strettamente “legale”, Devietti non fece niente di male a querelare la blogger, che le aveva lanciato accuse pesanti e pure infondate. Ben diversa la vicenda quest’anno, in cui per punire orde di commenti vergognosi, il sindaco querela la fonte dei commenti: chi ha scritto il post di critica. Diritto alla critica E’ un diritto di critica, nelle sue più varie articolazioni (politica, giudiziaria, scientifica, sportiva) costituisce espressione di libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost. e art 10 CEDU) e rinviene, pertanto, il carattere identitario proprio nell’espressione di un giudizio di un’opinione personale dell’autore che non può essere soggettiva”.

Sono le parole di Corrado Bile , il giudice che nel dicembre scorso ha respinto una imponente richiesta risarcitoria nei confronti de Il Fatto Quotidiano da parte di Eni per una serie di articoli. Ma ci si potrebbe anche solo avventurare tra le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo o tra le pagine della Costituzione per imparare la stessa lezione.

Insomma, se nel caso dell’anno scorso si poteva capire (con riserva…) lo sdegno del sindaco, quest’anno viene davvero difficile tirar fuori una mezza motivazione per darle ragione.

Una condanna senza condanna. Querelare qualcuno significa di fatto condannarlo prima ancora che il giudice si pronunci sul suo caso: la lentezza del sistema di giustizia, i costi del processo e le conseguenza psicologiche ai danni del querelato sono già di per sè un pezzo di condanna.

Il 67% delle querele per diffamazione finisce archiviato ancor prima del rinvio a giudizio, mentre quelle poche, pochissime che terminano con una condanna di terzo grado la Legge italiana prevede la pena del carcere. Un sistema medioevale, è più volte criticato, che rende ancora più grave l’azione di un sindaco che, querelando un cittadino, sta di fatto chiedendo ai giudici di metterlo in galera.

L’effetto censorio Aggiungiamoci anche che chi viene querelato, al di là che venga o meno ritenuto responsabile da un giudice, ci penserà due volte prima di scrivere nuovamente qualcosa contro il sindaco. Se lo farà misurerà le parole, starà attento oltre ogni ragionevole limite. Si auto-censurerà. Già, perchè il risultato di un’azione come quella del sindaco è più mediatico che giudiziario.

Se quereli due persone conosciute dai un segnale forte, e finisci per dissuadere il cittadino medio dalla partecipazione alla vita politica. Un atteggiamento che rischia di avere una indiretta conseguenza censoria. Meglio sarebbe stato, l’anno scorso come quest’anno, che il sindaco si limitasse a chiedere le scuse pubbliche a chi ha lanciato minacce e insulti o a chi ha scritto falsità, al posto di tentare di punire per via giudiziaria chi, involontariamente, ha generato quest’ondata di odio semplicemente esercitando un diritto: quello di criticare l’azione del sindaco.

Un diritto sacrosanto che non può essere messo a tacere da una querela pretestuosa. Nè se a criticare è un giornalista, se a farlo sono cittadini e consiglieri comunali. Nessuno deve essere costretto all’autocensura per timore di finire di fronte ad un giudice dopo una querela di chi dovrebbe rappresentarlo e tutelarlo. Ne va della salute della piccola democrazia cittadina ciriacese. E ci permettiamo di segnalarlo al sindaco, sperando che non quereli pure noi.”

di Francesco Munafò – giornale “La Voce” dell’11 giugno 2023

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