Silvio…dentro e fuori dal tunnel

È’ una domenica come tante quella di oggi. Cirié resta immobile, chiusa nel suo guscio ad osservare passivamente il susseguirsi dei giorni e degli anni. I volti che la rappresentano sono in parte cambiati o invecchiati, ma pur sempre presenti. Ho un po’ di nostalgia della mia infanzia e Piazza Castello resta alla base dei miei ricordi di bambino felice. Non è cambiato molto da allora, solo che non riesco più a trovare nessuno dei miei vecchi amici. Ricordo che a sette anni potevo scendere da solo in Piazza e incontrare altri bambini. Insieme riuscivamo a trasformare la Piazza in un grande cortile e li vivere le nostre avventure. Con noi c’era anche Silvio ed è proprio qui che lo incontro nuovamente in questa domenica che sembrava dovesse passare come molte altre. Insieme a lui sua moglie Rossella che sorride sempre molto sobriamente in un atteggiamento cordiale e distinto. Silvio invece è rimasto com’era. Toscanaccio di origini come me è sempre pronto ad affrontare qualsiasi argomento gli si ponga davanti. Sempre alla ricerca del giusto.
“Ti va di parlare del tuo passato? Te la senti di raccontare ciò che per antonomasia si considera errori del passato?”
“Io non ho problemi. Puoi chiedermi quello che vuoi”
“Parliamo di droga. Parliamo di questo fantasma che ti sei portato dentro per diversi anni. Quel fantasma che sei riuscito a sconfiggere”
Gioca con il pacchetto di sigarette da dieci che si trova sul tavolo del bar e inizia a fissarlo.
“Prima però parliamo di Cirié come è adesso. Sul gruppo qualcuno si e meravigliato che ci fossero dei carabinieri alla stazione, ma davvero si crede che a Cirié non ci sia più nessuno che spacci o che faccia uso di droghe? La
stazione è sempre stato il posto ideale, se arriva qualcuno puoi scappare per la ferrovia e dileguarti. ”
“Quindi” aggiungo ” se adesso io e te andassimo a cercare del fumo per Cirié dici che lo troveremmo senza problemi ?”
” adesso il fumo non c’è più così come lo consideri tu. Adesso c’è la Marijuana, ci sono le droghe sintetiche. E soprattutto ci sono un sacco di porcherie di cui non si sa nulla. Ma non c’è bisogno di sbattersi così tanto. Un ragazzo che vuole sballarsi lo può fare tranquillamente con l’alcool. E ti assicuro che di ragazzini che abusano di alcool c’è ne sono tanti”
“So che molti locali della zona danno da bere alcolici a minorenni. Non c’è ancora l’usanza come all’estero di chiedere un documento prima di versare nel bicchiere”
” Esatto! E se questo non basta vanno a cercare altro. E a Cirié sanno dove trovarlo.”
“Torniamo agli anni ottanta e novanta. Che ricordi hai?”
” delle volte non ricordavo neppure cosa avessi fatto il giorno prima. Iniettarsi quella porcheria era diventato un bisogno assurdo. Si andava alla stazione, al Viale o davanti alla Chiesa San Giovanni. Formavamo dei gruppi e convivevamo perfettamente con il resto della città. Nessuno di noi ti avrebbe mai consigliato di iniziare a bucarti, anzi te lo avremmo sconsigliato in tutti i modi. Ma una volta entrato saresti rimasto. Non c’era più via di uscita.”
Ricordo perfettamente questo gruppo di ragazzi. Non ci facevamo caso al fatto che facessero uso di droghe. Io personalmente di molti di loro non sospettavo neppure nulla. Ricordo che facevamo le famose “vasche” insieme per i portici e che poi ognuno prendeva la propria strada. Ma quello che ricordo con orgoglio è che mai nessuno di loro mi ha chiesto di provare. Vivevano la loro vita nella consapevolezza che si stavano autodistruggendo e che non avevano nessun interesse ad essere gli artefici della rovina di altri ragazzi. Assaporavamo la vita come era giusto che fosse frequentando chiunque della nostra città, ma poi era lì che dovevano tornare. Nel ghetto.
“Come hai fatto ad uscirne?”
“La comunità. Un prete fantastico che ancora adesso a distanza di anni continuo a sentire. È’ stata dura. Quando entri là dentro devi dimenticare tutto. Ricordo il giorno dell’incontro con il prete. Io ero ancora completamente dipendente dalla droga e per affrontare l’incontro ne avevo usato davvero parecchia. Lui mi guardo, si alzò dalla sedia e mi abbraccio. Non sapeva neppure chi fossi, ma mi vide e penso’ di potercela fare a farmi uscire da questa brutta storia.”
Il racconto diventa sempre più affascinante. Adesso voglio sapere cosa accade dentro quelle comunità. Come riescono ad aiutarli. Ho ancora impresso il film degli anni ottanta “noi ragazzi dello zoo di Berlino” e mi immagino scene di astinenza da paura.
“Di giorno non ci pensi perché hai un sacco di cose da fare. La sveglia era spesso alle quattro del mattino. Si doveva fare un sacco di lavori manuali all’interno della comunità, e se sbagliavi dovevi in qualche modo sempre renderne conto. Un giorno ho dimenticato della carne nel frigo e l’ho fatta scadere. Bene, l’ho dovuta mangiare io.
L’unica cosa brutta è la notte. La notte non riesci a dormire. Ne sa qualcosa mio fratello che per un periodo, appena tornato a Cirié, mi portava con lui a lavorare e la sera finito il turno mi caricava in macchina e guidava senza meta aspettando che prendessi sonno.”
Si vede che è un uomo che ha sofferto. Ma si vede anche sempre più che è un uomo che ce l’ha fatta. E che ha avuto qualcuno accanto ad aiutarlo. Gli si illuminano gli occhi quando parla di suo padre. Un padre di altri tempi che ha osservato con orgoglio il proprio figlio riuscire a sconfiggere un male che sembrava incurabile. Un padre che si era dimenticato cosa volesse dire avere un figlio drogato. Un Padre che si rese conto di aver cresciuto un figlio in grado di sconfiggere la droga. Un padre orgoglioso del proprio figlio.
Più tormentato il rapporto con la madre, ma pur sempre un rapporto indissolubile al quale Silvio non vuole e non può sottrarsi.
“Ma torniamo a quando sei uscito dopo oltre due anni dalla comunità Cosa hai fatto ?”
“Mi è stato consigliato di non tornare a Cirié subito e così ho fatto. Sono rimasto ad Asti che è la città in cui c’era la mia Comunità. Volendo potevo restare, ma decisi di uscire e darmi da fare. Trovai un lavoro, una casa e soprattutto trovai una donna fantastica che adesso vedi sedere accanto a me.”
“Quindi hai conosciuto tua moglie proprio nel momento della tua rinascita?”
“E sai dove ci siamo sposati? In comunità. Era quella la mia casa. Quella la mia famiglia.”
Rossella sorride ed è felice di aver fatto parte di questa storia. Dal matrimonio è nata Sara e la loro vita si è perfezionata.
“Adesso voglio un tuo parere Silvio. Tu che hai vissuto questa storia, legalizzeresti le droghe leggere?”
” assolutamente no! Se rendi libere le droghe leggere i ragazzi andranno a cercare qualcosa di diverso, qualcosa di più pesante. Ai miei tempi mischiavano l’eroina con i calcinacci del muro della chiesa di San Giovanni, adesso che cosa si inventerebbero secondo te? Cosa pensi che ad Amsterdam non c’è lo spaccio illegale di droghe leggere? Certo che c’è, e sono le droghe più forti e meno controllate. Se poi si tratta di un modo per far fare soldi allo Stato, allora è un’altra questione. Ma tanto in Italia ciò non avverrà mai.”
Ci salutiamo e mi fermo un attimo ad osservare quella Piazza. Penso che se solo questo cemento avesse osservato un po’ di più noi ragazzi difficili, se solo si fosse dedicato un po’ di più a chi alimentava la sua imponente presenza, forse molti di noi non si sarebbero dovuti distruggere per poi potersi sentire vivi. Partecipi.
Buona fortuna Silvio e Rossella! Speriamo tutto ciò serva di insegnamento per i nostri figli.
Bisconti Silvio

Di Alessandro Baccetti

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