Il MORTO SENZA MORTE. SECONDO CAPITOLO. LA VIA SENZA VIE

Lo scheletro ben vestito la guardò confuso sul suo ossuto viso, che cosa sono io? Si continuava a chiedere

Si, che cosa sei?

Non gli sembrava di aver spiccicato una parola, eppure quella piccola ombra l’aveva sentito. Confuso ancor di più, provò a toccarla per vedere se era vera… Ma si ritrovò a tastare il muro.

Ogni tuo tentativo è vano sentiva dire all’ombra ci ho provato migliaia di volte, ma io sento quello che senti tu

Che cos’era lei?

Io sono… Non mi ricordo il mio nome, nessuno lo ricorda. Quando muori ricordi solo il tuo passato, ma ti dimentichi di te stesso

Vedeva la piccola figura balzare da un muro all’altro con salti invisibili, sembrava così piena di vita. Come faceva a essere morta?

Come fai a essere vivo?

Il morto si sedette a terra, con la testa che girava e l’inesistente stomaco che lo tormentava

Ogni creatura morta differisce per odore, ma tu non ne hai nessuno… Gli scalatori sanno di viola, gli intrusi sanno di mattina, i nubioli sanno di sole… Tu non hai odore, come fai a essere vivo?

E a quelle parole lui non poteva trovare risposta, perché in fondo lui non lo sapeva. Perché era vivo? Qual era il suo scopo?

Ognuno vive per una ragione, e quando muore viene ricostruito in una nuova forma. Non reincarnato, perché mantieni i ricordi di chi era.

Lui non ricordava ciò che era prima… Crack. Sentì qualcosa spezzarsi, che cos’era non sapeva, non sentiva male, si sentiva leggero.

L’ombra rosa balzò davanti a lui, sulla parete di fronte, e sembrò tacere per sempre nel guardarlo senza occhi.

Seguimi gli disse, strisciando come una serpe sulle pareti.

Tornando, zampettando quasi, verso le strade della città. Si sentiva sollevato di un peso ignoto, come se qualcosa avesse levato un macigno dal suo inesistente cuore, era una sensazione piacevole.

Gli scalatori salgono sugli edifici, perché in vita aspiravano ad arrivare più in alto di tutti. Indicò le mani senza corpo. Sono creature infide, che fanno cadere gli altri scalatori quando arrivano in cima

Una mano cadde, ma non era rotta, sanguinante o spiaccicata, si rimise invece a scalare

Gli intrusi desideravano ciò che avevano gli altri, a tal punto da diventare ossessione e ragione di vita. Guardava gli spettri di foglie, ladri di cianfrusaglie. Sono ora costretti ad appropriarsi di ciò che non è loro, ma che non desiderano.

Una di quelle creature fatte di nuvole, un leone con le zampe da alce, planò sopra di loro atterrando lì di fronte

I nubioli sono le anime libere, che hanno rinunciato a un grande male. La figura gli si avvicinò, e l’ombra rosa si allontanò slittando nell’altra parente. Nessuno sa quale sia questo grande male.

L’animale di nuvole gli si avvicinò senza paura, ma lui non poteva toccarlo. Sembrava così soffice, così forte nell’aspetto.

A ogni anima una via, e a ogni via una vita. Ma quale via percorri te?

E adesso ognuna di quelle creature bizzarre e insensate, sembrava prendere nuova forma davanti a lui. Ognuna era una strada senza fine, un percorso la quale luce sbiadiva più guardava al suo interno; ma non vedeva la sua via, non c’era strada fatta per lui… Eppure, per un singolo effimero secondo, vide un percorso, una luce, che lo guidava avanti. La fioca luce della luna, ora in una sfumatura verde, continuava a guidarlo; fuori dalla piazza principale, lontano dal via vai, ai confini.

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