Ciriè: futura Montecarlo?
Ciriè la “Montecarlo del Canavese”?
Fai un giro in città, sbirci tra gli annunci immobiliari, guardi i cartelli dei nuovi cantieri e ti viene un dubbio: ma abbiamo vinto tutti alla lotteria e io non ne so nulla?
Ormai a Ciriè non si costruisce più un semplice condominio. No, sono tutti rigorosamente “Residenze Esclusive”, “Appartamenti Signorili”, “Attici di Prestigio”. Classe A4, domotica che ti fa il caffè se la guardi intensamente e terrazzi grandi come campi da calcetto.
Ma se togliamo i paroloni del marketing e andiamo a vedere la sostanza, cosa cambia davvero? Spoiler: poco e niente. Alla fine le normative sull’isolamento e sul risparmio energetico valgono per tutti. Dietro ai muretti di design e ai nomi altisonanti in inglese, le tecniche di costruzione e i materiali sono bene o male gli stessi di una casa moderna “normale”. Insomma, ti vendono come “lusso d’élite” quello che oggi è semplicemente lo standard edilizio obbligatorio per legge, solo con un rincaro sul prezzo finale che fa girare la testa.
E allora la domanda sorge spontanea: ma chi ci verrà ad abitare?
Siamo sicuri che ci sia questa improvvisa ondata di milionari pronti a trasferirsi in massa a Ciriè? Ma soprattutto: se non si costruisce più uno straccio di appartamento abbordabile, che fine fanno i giovani, gli impiegati, gli operai o le famiglie normali che vorrebbero mettere su casa qui? Se la città diventa accessibile solo a chi ha un budget da “signore”, rischiamo di trasformarci in una bellissima vetrina d’esposizione, dove i figli dei ciriacesi dovranno andare a cercare casa nei paesi vicini perché qui il mercato viaggia su Marte.
Ma la politica locale non può fare proprio nulla?
In realtà il Comune avrebbe le mani sul volante. Basterebbe usare lo strumento dell’edilizia convenzionata: in pratica, il Comune concede i permessi di costruzione a patto che l’impresa riservi una quota fissa di alloggi (es. il 20% o 30%) da vendere o affittare a prezzi calmierati per i residenti del posto, i giovani o i lavoratori a reddito medio.
Non è utopia, basta guardare cosa fanno poco distante da noi realtà come Collegno o Grugliasco, dove le amministrazioni si sono attivate da tempo per non far scappare i propri cittadini e garantire case alla portata di tutti, anche nei quartieri nuovi.
Perché a Ciriè si continuano ad approvare solo progetti per complessi d’élite? Forse sarebbe ora che anche il nostro Comune mettesse dei paletti e pensasse a chi questa città la vive e ci lavora tutti i giorni, prima che diventi un club esclusivo per pochi.
Chissà se questa questione verrà affrontata nei prossimi programmi elettorali?
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