Duomo di San Giovanni
Ci passi davanti ogni giorno. Poi ti fermi, ci pensi su e, facendo mente locale, ti rendi conto di aver superato quella soglia migliaia di volte.
È qui che hai ricevuto il battesimo, accogliendo la vita con quel primo pianto bagnato dall’acqua santa. Qui hai visto nascere il futuro dei tuoi figli. È lungo questa navata che la tua sposa ha camminato in abito bianco, e in quel momento le lacrime hanno preso il sapore dolce dell’emozione più pura. Ed è sempre tra queste mura che hai dovuto versare le lacrime amare del distacco, spezzato dal dolore per la perdita di chi amavi. Sarà qui, probabilmente, che un giorno saluterai per l’ultima volta questo mondo.
Il Duomo di San Giovanni, a Cirié, ha una storia diversa e allo stesso tempo identica per ognuno di noi. Un punto fermo indissolubile, un gigante di pietra che fa parte della nostra memoria e della nostra stessa vita.
Ma proviamo per un attimo a sollevare lo sguardo da questo nostro cammino quotidiano. Proviamo a guardare quei mattoni rossi con gli occhi della prima volta, per scoprire che la nostra chiesa non custodisce solo i nostri ricordi, ma è essa stessa un romanzo d’amore lungo sette secoli, scritto sulla pietra.
L’esterno ci accoglie con la calda eleganza del mattone a vista, tipica di quel gotico piemontese del XIV secolo che non ha bisogno di sfarzi per colpire il cuore. La facciata sembra quasi ricamata, con quel rosone centrale che cattura la luce del tramonto e le decorazioni in terracotta che corrono lungo il tetto come un pizzo antico. E lassù, il campanile svetta fiero, alleggerito da bifore e trifore che si aprono verso il cielo: da generazioni, è il guardiano silenzioso dei nostri segreti e il battito del tempo della nostra città.
Varcare quel portale significa entrare in un’altra dimensione. Sotto le grandi volte a crociera, dove la luce filtra morbida e discreta, il tempo sembra fermarsi. E proprio lì, nel silenzio delle navate, è custodito il gioiello più prezioso: il maestoso polittico di Defendente Ferrari, dipinto nei primi del Cinquecento. I volti intensi, i colori accesi che sembrano brillare di luce propria e la straordinaria finezza dei dettagli ci raccontano di un’epoca in cui la bellezza era un modo per toccare l’assoluto. Poco oltre, lo sguardo incrocia la Madonna del Popolo, testimone dolcissima di mille preghiere sussurrate nel buio.
Il Duomo non è solo un monumento; è il diario segreto di Cirié. Ha visto passare guerre, rinascite, pestilenze e sogni di modernità, rimanendo fermo, immutabile, in Piazza San Giovanni. Le sue pietre non racchiudono solo arte antica, ma respirano dei nostri passi, delle nostre lacrime e delle nostre gioie più grandi. È la nostra casa comune, l’abbraccio che ci ricongiunge a chi è stato prima di noi e a chi verrà dopo.
Fonte storica per i cenni artistici: “Cirié e il suo territorio”, estratti dalle ricerche storiche e d’archivio sulla Chiesa Magistrale di San Giovanni Battista.
Photo: L’Altra Ciriè.
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di Alessandro Baccetti
