Coscritti ’69 rimpatriata fatta!

E così ce l’abbiamo fatta! Il fatidico 20 Aprile è arrivato. E davvero tutto pronto. Abito nero acquistato in saldo all’outlet. Macchina più o meno pulita e rifornimento di carburante fatto. Non mi resta che iniziare a raccattare Gianni, il primo coscritto presente sul foglio di viaggio e partire. In piazza Rossetti decidiamo di fare il primo aperitivo.

Tempo pochi minuti a si aggiunge Cristiana. Il telefono però inizia a squillare e penso sia il caso di sbrigarci. In realtà sono Grazia e Debora che ci chiedono dove siamo. Appena scoprono che siamo in un bar il loro atteggiamento si fa alquanto aggressivo e poco consono a delle signore di mezza età come loro. In realtà è solo Grazia che si arrabbia:” brutti stronzi! State bevendo senza di noi! Arriviamo!”.

Lungo il tragitto per il ristorante compaiono volti che un tempo eravamo abituati a vedere tutti i giorni e che adesso sono svaniti nel nulla. Ognuno perso per i fatti suoi come diceva una vecchia canzone dei nostri anni. Ma nessuno ha mai veramente dimenticato che cosa ci unisse veramente. Ci univa Cirie’ e le sue strade con le sue scuole e i suoi portici. Ci univa Cirie’ con i suoi locali e il suo viale alberato. E alla fine è proprio per Cirie’ e per il suo centro che abbiamo voluto termianre la festa. Perché le cose non devono cambiare.

E a ripensare alla cena, nulla è veramente cambiato. Arrivati tutti un po allo sbando, quando è stato il momento di prendere posto, ognuno ha nuovamente dato vita alle fazioni cui faceva parte da ragazzino. Iniziano le ragazze popolari a loro volta divise in due gruppi ben distinti e ben distanti tra loro, proprio come allora. Non sono mancati gli sguardi minatori e qualche battuta divertente per ricordare che quando il territorio è marcato non lo si può invadere.

Ci sono poi le classiche “brave ragazze”, quelle che amavano studiare e che le potevi trovare in giro solo in specifiche ore del pomeriggio perché erano sempre abissate da impegni scolastici e sportivi. Anche loro si sono unite in gruppetti e avvicinate ai bravi ragazzi maschi con le loro stesse caratteristiche. Gli svalvolati che vogliono sempre fare casino si uniscono in una sorta di associazione a delinquere e sbraitano parole e selfie all’infinito. Ridere e far ridere gli altri per essere presi “sul serio” dal branco. Sono i ragazzi che un tempo vivevano praticamente per le strade e per le campagne con un pallone sotto il gomito e una bici sgangherata sotto il sedere. Infine quelli un po come me che cercavano ieri come oggi, di raccogliere quanto più possibile. Prendere un po di qua e un po di la per cercare di chiarirsi le idee. Sempre alla ricerca di “qualcos’altro”.

Ci fosse stato uno psicologo sarebbe andato a nozze con noi, ma lo avremmo comunque distrutto con le nostre parole e le nostre teorie. Tutto questo per dire che abbiamo trascorso una serata splendida in una splendida città. Da ripetere assolutamente come mi ricorda tra gli altri la mia amica Monica che non vedevo da 35 anni..

di Alessandro Baccetti

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