La pietra sacra

Shhh… vi racconto un segreto.
Promettetemi però di non farne parola in giro. Mi fido.

Allora partiamo dall’inizio. Come ben sapete la nostra è una vallata magica. Come non lo sapete? Va bene, ve lo dico io. Fidatevi.

Provate a pensare alle streghe (finte) che bruciano nelle feste di paese, le sagre del sacro e del profano, il mistero del ponte del diavolo e a tutti quegli eventi che fanno da cornice alla storia della nostra terra. Ma dove sta il significato di questa magia?

Probabilmente perché questa magia si è radicata negli abitanti della valle da millenni a questa parte. Avete capito bene, millenni.
Ma fermiamoci un attimo e torniamo al segreto che dovrete custodire gelosamente.

Qualche giorno fa un nostro amico ha fatto una scoperta a dir poco straordinaria. E dove l’ha fatta? A Chialmberto. Si avete letto bene. Tra le montagne di Chialamberto. Stava andando per funghi e senza rendersene conto ha abbandonato il sentiero principale ed ha continuato a salire tra i boschi calpestando ricci di castagne e scansando alberi di betulla e di abete.

Sali che ti risali d’un tratto trova una pietra. Il nostro amico capisce subito che si tratta di una pietra particolare. Ha dei fori incisi sulla parte superiore. Non sono fori fatti dalla pioggia o dalle intemperie perché sono troppo precisi. Hanno delle distanze tra loro ben definite. Sembrano scolpite da una mano esperta. Decide di scattare qualche foto e di tornare a valle. Ma qualcosa lo blocca. Vorrebbe andarsene ma è come se una forza lo intrattenesse inchiodato li, accanto a quella pietra. E allora decide di adagiarcisi sopra. Sente energia sprigionarsi tutta attorno a lui e capisce di stare bene. In quel preciso momento non gli viene in mente nessun altro posto in cui voler stare. È quello il posto giusto. Ma la sera sta chiedendo il permesso di rubare un po’ di luce al giorno e mano a mano l’imbrunire avanza. È ormai buio e a malincuore deve abbandonare quel posto magico.

Scende verso casa e racconta tutto alla sua compagna. Dopo un po’ di incredulità anche lei decide di visitare quel posto: in fondo un po’ di pace e un po’ di energia non potrà certo farle del male. E se il suo compagno sarà solo impazzito, pazienza… andrà per funghi.

Nel frattempo il nostro amico pubblica su Facebook le foto della pietra e va a dormire sereno e felice come non mai. Il mattino seguente la sua casella postale di Messenger sembra impazzita. Centinaia di messaggi riempiono la memoria del suo telefono e non capisce cosa stia succedendo. È uno scienziato a spiegargli quanto sia importante la pietra che ha scovato tra le montagne. Si tratta di un reperto che potrebbe essere datato addirittura 4000 anni. Una vera e propria “chiesa” che gli uomini primitivi usavano per pregare e per invocare i loro Dei. Un luogo magico rimasto immutato nel tempo. E quei fori? Tenetevi forte: quei fori riproducevano la costellazione delle Pleiadi ed erano di una precisione scientifica da fare invidia alla NASA.

Escono articoli su giornali locali soprattutto della Valle D’Aosta dove altri rari ritrovamenti simili sono stati scoperti e la gente inizia ad interessarsi all’evento. Ma fortunatamente siamo in Valle di Lanzo e qui nessuno si interessa praticamene di nulla. La voce non circola e “l’altare” resta ancora lì, immobile. Sempre attento a racimolare energia per poi disperderla nella nebbia e nella brina delle nostre montagne. Quindi tenete il segreto e non ditelo in giro. Che resti il nostro posto migliore. Il luogo giusto dove trovarci. La pietra che scalda e riaccende i nostri animi.

Voi però dovete andarci è così farò anche io al più presto. Ah, già! Dimenticavo.come è andata a finire con la compagna del nostro amico quando ha visitato anche lei il reperto? Ne è rimasta incantata e ci assicura che una forte energia si è impossessata di lei. Stava bene in quel preciso posto e ci torna ogni volta che ne ha la possibilità.
Però mi raccomando … non ditelo in giro. Non sia mai che arrivi qualche turista a farci visita…

Foto di Cristian Raugei e Fiammetta Siletto. Grazie a Antonello Micali sempre attento a tutto ciò che ci circonda. Infine un grazie a Guido Cossard e Rudi Toffetti per gli studi fatti.

di Alessandro Baccetti

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