Luna Calante

Seconda serata a Fiano per la rassegna Ponti di vista: ci prepariamo con quel po’ di apprensione (manco dovessimo salire noi sul palco!) che segue sempre le serate ben riuscite: chissà se lo spettacolo di stasera sarà all’altezza di “Assenze sparse” di due settimane fa.

Per fortuna la TV ci spinge a vincere la titubanza e a uscire in perfetto orario. Il tema anche stasera è decisamente impegnativo: i disturbi alimentari, argomento che io conosco poco (a meno che mangiare tutto ciò che mi capita a tiro sia da intendere come disturbo) ma su cui Cinzia è decisamente più ferrata e sensibile.

A portare in scena lo spettacolo è direttamente l’associazione Macapá, che stasera è anche la compagnia teatrale impegnata sul palco, e lo fa con tre giovani attori ballerini di talento: il giovane protagonista Gabriele Airaudo affetto dal disturbo (anoressia, in questo caso, ma la rappresentazione sarebbe stata valida per qualsiasi disturbo che generi dipendenza, dall’alcool all’uso di droghe a chissà che altro), la voce narrante propria del disturbo rappresentata da Francesca Bardino uniti e coadiuvati dalle coreografie di Noemi Verrone, che pur senza proferir parola dà corpo e sostanza a quella “scimmia” che nell’immaginario collettivo accompagna chi è affetto da disturbi che danno dipendenza.

Gabriele e la sua “scimmia”, parte integrante di sè

Una storia “normale” di una famiglia “normale” con un figlio “normale”, impegnato ad affrontare la quotidianità con le sue routine e i suoi piccoli problemi, che risulta ancora più incisiva e inquietante proprio in considerazione della normalità in cui nasce e si sviluppa la vicenda, dando la reale misura di quanto nessuno possa sentirsi al sicuro da certe dinamiche e problemi, una disamina delle cause all’origine di certi disturbi, dai rapporti famigliari alle aspettative della società moderna, così tesa al successo e alla competitività, in cui a volte è difficile riconoscersi.

Niente di più azzeccato anche nel titolo. È risaputo che questa particolare fase lunare, calante, aiuti ad alleggerire e depurare il corpo, la luna infatti porta con sé il male e dona luce al nuovo.

Il male in questione però è affascinante, intrigante, subdolo difficile da abbandonare impossibile pensare di vivere senza… Nella rappresentazione lo stesso Gabriele si trasforma ed è impressionante quanto le sue espressioni, la sua mimica e il suo corpo appaiono improvvisamente devastati, sfiancati, imbruttiti, ingobbiti. Un rapporto, quello con la dipendenza distruttivo, che non può portare a nulla di buono.

Un Gabriele competamente trasformato, nel fisico, nella mente e nello spirito

Ma se ne può uscire… E sono molte le testimonianze che ce lo dimostrano, anche se lo stesso percorso è ripido e tortuoso. Chi riesce ad uscire del tutto dai disturbi alimentari o da altre dipendenze, lo fa con estremo sforzo, cercando di soffocare quella voce che si è infilata nel cervello e che continua a sostenere di essere d’aiuto.

Sicuramente non da soli: c’è tutta una rete che si occupa nello specifico delle difficoltà di ogni singolo, non basta il sostegno dei familiari, che pur necessario non ha quasi mai gli strumenti necessari per aiutare.

Sono importanti i centri specializzati e tutte le figure che con sinergia cercano di distruggere la “scimmia”.

Non so, mi sono convinta che probabilmente l’unica base necessaria sia l’amore verso sé stessi…. E non è cosa da poco!

Bravissimi gli attori, dunque, bravissimi Gabriele, Francesca e Noemi, ottimo lavoro per l’associazione Macapá e complimenti ai realizzatori di queste fantastiche serate a teatro, che vincono a mani basse una serata sul divano a guardare la TV.

Spettacolo realizzato in collaborazione con “Così come sei” e “Animenta”.

Di Cinzia Somma e Dario Zabardi

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