Tra Polvere e Soprusi
Tra i PROVANA e la plebe: quando CIRIE’ respirava polvere e soprusi
Il vicolo nascosto e i fantasmi di pietra
Via Provana di Leinì a Cirie’ è una di quelle traverse che si imboccano quasi per caso, staccandosi dal flusso di via Roma. È un angolo defilato, che quasi vuole nascondersi dalla fretta di chi passeggia per il centro di Cirié. Oggi, a custodirla, non ci sono antichi palazzi d’epoca, ma edifici moderni e un po’ anonimi.
Eppure, quel nome inciso sulla targhetta stradale ci porta indietro nel tempo. Ci ricorda una presenza potente che ha segnato la storia di Cirié molto prima che arrivassero i famosi D’Oria. Anzi, guardando alle cronache della fine del Medioevo, i Provana non furono solo signori illuminati, ma spesso i veri protagonisti di quei momenti difficili e di quelle lotte di potere che resero la vita dei nostri antenati tutt’altro che semplice.
Nel fango e nella polvere del Trecento
Ora immaginate di fare un salto nel tempo e di trovarvi a Cirié nel 1310.
Dimenticate l’asfalto, i negozi moderni e i palazzi di oggi. Sotto i vostri piedi c’è solo terra battuta: una polvere sottile che si alza al minimo refolo di vento, oppure un fango pesante e viscido che vi sporca le scarpe quando piove.
Intorno a voi c’è un mondo rumoroso, pieno di vita e di odori forti. Sentite il rumore dei cavalli, l’odore degli animali nei cortili, il fumo denso dei fuochi accesi nelle case e il profumo del pane fresco che arriva dalle botteghe.
La città è un formicaio di gente che lavora duro: contadini con i vestiti consumati che tornano dai campi, ragazzi che urlano per farsi strada tra la folla, artigiani chini a lavorare il ferro o la pelle. È una vita faticosa, fatta di fatica e della costante paura per le malattie o la fame.
E sopra la testa di questa povera gente, già pronti a comandare, a imporre leggi e a riscuotere tasse su tutto, ci sono loro.
L’arrivo del padrone
Mentre vi guardate intorno in quella Cirié polverosa del Trecento, la folla improvvisamente si apre, spaventata e ossequiosa. Si fa silenzio, o meglio, resta solo il rumore sordo di zoccoli ferrati sul terreno sconnesso.
Ecco che arriva lui. A cavallo, con abiti di lana pregiata e velluto che fanno a pugni con la miseria circostante, avanzano Giacomo Provana e la sua scorta di armati. I volti sono duri, lo sguardo è quello di chi possiede non solo la terra, ma anche la vita di chi la calpesta.
Attorno a lui, i suoi uomini stringono le impugnature delle spade con la fastidiosa sicurezza di chi sa di essere intoccabile, pronti a far rispettare la legge del più forte.
La scena si consuma in pochi attimi, proprio davanti alla bottega di un vinaio locale. L’uomo è pallido, le mani sporche che tremano mentre cerca di giustificarsi: non è riuscito a raccogliere abbastanza soldi per pagare l’ennesima gabella sul vino imposta dal signore. Per i Provana non esistono scuse, crisi o carestie. La legge del feudo non ammette sconti.
Giacomo non si degna nemmeno di scendere da cavallo; basta un cenno secco, un ordine impartito con freddezza glaciale agli armati. Il verdetto è implacabile: niente soldi? Allora si paga con il sudore e la fatica. Il povero bottegaio viene prelevato di peso, strappato alla sua attività e condannato a giorni e giorni di corvèe obbligatoria, costretto a lavorare gratis nei terreni dei signori fino a saldare un debito che, con i tassi imposti, non si estingue mai del tutto.
Intorno, la gente china la testa, stringendo i denti in un silenzio fatto di rabbia impotente e paura. È questo il volto vero, nudo e crudo dei Provana a Cirié: padroni assoluti di un destino che non lascia scampo.
Tra gli scudi nobiliari e la polvere della storia
Quindi, cari estimatori dei blasoni e difensori d’ufficio della nobiltà sabauda, fermatevi un attimo prima di gridare allo scandalo o di accusarci di lesa maestà. Riconosciamo tranquillamente che i Provana sono stati una colonna portante della storia piemontese: hanno espresso ammiragli valorosi, servito la corte con abilità diplomatica, edificato i primi nuclei di quei palazzi signorili che oggi ammiriamo e difeso il territorio.
Ma la storia non si fa solo guardando i ritratti ufficiali appesi nelle sale dorate o inchinandoci davanti agli stemmi scolpiti sulla pietra. La storia vera, quella che profuma di fango, di sudore e di pane nero, è fatta anche dai soprusi subiti da quel vinaio costretto a faticare gratis, dalla paura costante della povera gente e da un sistema feudale che schiacciava i più deboli.
I Provana a Cirié sono stati tutto questo: costruttori di fortune e di mura, ma anche padroni implacabili. E a volte, guardando quella stradina stretta e un po’ triste intitolata a loro, vale la pena ricordarsi che dietro ogni grande casata c’è sempre un pezzo di storia che nessuno ha mai avuto troppa voglia di raccontare. Fino ad oggi.
di Alessandro Baccetti
