La banda Cavallero a Cirié

“Sono le 10.30 di lunedì 16 gennaio 1967 quando da una 1500 amaranto scendono tre uomini che, tranquillamente, s’avviano verso la filiale della Banca San Paolo di Via San Ciriaco.

Entrando, si coprono il volto con le sciarpe, sfoderano una cospicua artiglieria e intimano ai presenti di alzare le mani. Nella banca sono presenti una dozzina di impiegati e una quindicina di clienti.

Alla cassa, Domenico Gajottino, medico condotto di 67 anni, sta cambiando un assegno. Non ci sente molto bene e non si è accorto di nulla. Quando vede l’impiegato di fronte a lui alzare le mani, si volta di scatto, sfilando una mano dalla tasca. Uno dei banditi non esita a far fuoco.

“Il dottore di Ciriè? Sì, al dottore ho sparato io”, dirà anni dopo il malvivente Pietro Cavallero in un’intervista. “Come potevo sapere che in tasca non aveva una pistola? Ha fatto un gesto, una mossa. In quei momenti bisogna essere decisi a tutto. Non ci si mette neanche in queste cose se non si è pronti ad andare fino in fondo. Colpire alla minima reazione”.

Mentre il medico agonizza a terra, i rapinatori non sembrano per nulla sconvolti e come se nulla fosse accaduto se ne vanno. Uscendo, i rapinatori trascinano fuori due ostaggi: una ragazza e un giovane di 29 anni, figlio di un noto oste ciriacese.

Una volta in strada, fingono di dover condurre la donna in ospedale e raggiungono l’auto del complice senza problemi sorvolando ai controlli. Ma quel mattino i banditi non sono ancora soddisfatti. Con una spavalderia che lascerà incredule le forze dell’ordine, corrono con gli ostaggi fino ad Alpignano, per fare una “visita” alla Cassa di Risparmio, che hanno già svaligiato appena due mesi prima. Entrando, si fanno scudo con l’uomo e la donna presi a Ciriè.”

Ne ho sentito parlare molto di questa storia nel corso degli anni. I miei genitori si ricordano perfettamente quell’ episodio di cronaca nera, avvenuto proprio nella loro tranquilla cittadina di Ciriè. E chissà quanti amici del gruppo ricordano ancora quell’episodio per cui la nostra città fu nominata su tutti i telegiornali nazionali. Troupe televisive e giornalisti d’assalto a raccontare un fatto crudele e assurdo.

Ma chi erano questi signori che facevano parte di questa banda Cavallero? Bene, per lo più erano estremisti di sinistra. Militanti del partito comunista di un tempo o comunque anarchici. Navigando su internet scopro che dopo il rapimento di Moro i brigatisti chiesero la liberazione di alcuni ostaggi in cambio della liberazione dell’allora presidente del consiglio. E tra questi avevano fatto anche il nome di Sante Notarnicola che faceva parte della banda.

Insomma non stiamo a parlare di antifascismo o di anticomunismo. E’ tutto un fascio che va bruciato. Pensiamo a un nuovo modo di pensare che non si leghi a schemi inutili. Rivangare quelle ideologie serve solo a mantenere vive idee che altrimenti non avrebbero più senso di esistere.

Si rischia di far tardare il nuovo ad arrivare. Logico che chi vive del vecchio non vuole mollare, ma noi guardiamo avanti.

di Alessandro Baccetti

Credit immagine: http://www.scenacriminis.com

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3 Comments

  • Definire comunista un rapinatore che si tiene il bottino per se è come definire cattolico il prete che molesta i bambini. Se questo è il nuovo che avanza, che Dio ci aiuti!

  • da che esiste la politica il migliore partito è stato ed è il movimento 5 stelle salvini meloni e berlusconi sono avvoltoi

  • dalla prima repubblica ad oggi nessun partito lega forza italia e fratelli di italia compresi non mi risulta aver proposto il taglio dei vitalizi dimezzarsi lo stipendio sapendo che milioni di persone sono alla fame solo i 5 stelle hanno saputo dare una boccata di ossigeno a migliaia di cittadini con il reddito di cittadinanza non si capisce come gli italiani non si rendono conto di queste realtà e continuano ad ascoltare gli avvoltoi delle opposizioni che quando per molti anni hanno governato hanno solo rubato

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