Oggi visita alla mostra D’0ria Gontery a Palazzo D’Oria, inaugurata ieri tra pochi intimi, visto che i più non ne erano a conoscenza.
Memori delle passate visite a mostre analoghe ci eravamo preparati scaricando l’app del lettore codici QR. Sapete di cosa si tratta? No? Chi ha organizzato la mostra neanche.
In teoria il codice legato al quadro dovrebbe fornire tutta una serie di informazioni in modo che, chi come noi, non è ferrato in materia, possa apprendere più cose possibili. Entusiasti per la possibilità di capire qualcosa di più, abbiamo scansionato il codice del quadro dell’immagine e….. “Ritratto, a busto intero e su sfondo scuro, di giovane nobildonna. La dama indossa un abito bianco ornato di nastri e fiocchi azzurri. Un bouquet di fiori è appuntato sull’ampia scollatura. La giovane, che regge un piccolo rastrello nella mano sinistra, porta un cappello di paglia, con la tesa rialzata, ornato di fiori e nastri azzurri“, queste son state tutte le informazioni che il codice QR ci ha dato. Ma lo vediamo anche noi! Se avessimo voluto una descrizione del quadro, avremmo chiamato un bimbo delle elementari e avremmo ottenuto lo stesso risultato. Mentre una rapida ricerca su google ci portava a conoscere molte più cose. Quindi la domanda è: ma chi ha creato questi codici QR, oltre evidentemente a non sapere nulla di arte, non si è preso il disturbo di andarsi ad informare un minimo?

Potevano essere inserite informazioni riguardo al periodo storico, all’abbigliamento, all’uso e ai costumi, all’operato dei marchesi sul territorio, vicissitudini sia su larga scala che su scala locale. Contestualizzare il ritratto avrebbe permesso di capire, non solo meglio il soggetto, ma anche lo stile di pittura e il periodo storico.
A un codice QR si possono abbinare file di testo, immagini, audio, video, insomma praticamente tutto, ma tutto quello che sono riusciti ad inserire è una banale descrizione del soggetto.
Valorizzare un patrimonio artistico vuol dire innanzitutto conoscerlo, e condividere tutte le informazioni con il più vasto pubblico possibile, quindi ben venga l’utilizzo dei codici QR, ma che almeno venga sfruttato con tutte le sue potenzialità: il costo non cambia.
Un vero peccato perché la mostra di per sè merita di essere visitata, un piccolo arricchimento personale riguardo la storia della nostra città è cosa ben gradita e speriamo quindi che l’iniziativa venga riproposta in tempi brevi, con la più ampia copertura mediatica e con un rinnovato corredo di codici QR.
Approfittiamo per ringraziare gli studenti dell’Istituto D’Oria per aver fatto da ciceroni con la consueta passione e preparazione.
di Dario Zabardi e Cinzia Somma