EDITORIALI

Dal Torchio alla Cospirazione

Dal torchio alla cospirazione: storia di un giovane ciriacese tra i Carbonari

Un’altro giro a spasso per il tempo. Un altro ciriacese che viva la sua terra in un nuovo spazio temporale.

Osserviamolo adesso: un ragazzo che si sta avvicinando all’età adulta con le sue idee ribelli e con la sua smaniante voglia di cambiare il mondo. Pur arrivando dalle alture delle valli di Lanzo e pur coltivando i campi, si ritrova a dividere le sue idee con i grandi nomi di Cirié.

Siamo nel fermento incandescente del 1821, negli anni in cui l’Europa è ancora stretta nella morsa della Restaurazione e il Regno di Sardegna subisce il giogo soffocante dell’assolutismo regio dei Savoia e dell’alleanza con le potenze reazionarie contro cui i nostri combattono.

Il nostro giovane montanaro, abituato alla fatica della terra e alla dura vita dei pascoli, scende regolarmente verso il borgo.

Sotto i lunghi portici di Via Vittorio Emanuele e tra le antiche mura della Torre Ampalla, i suoi passi incrociano quelli dei grandi nomi locali e della rete cospirativa: incontra i giovani esponenti delle famiglie Cavalerio e Graziani, studenti di ritorno dai circoli di Torino con i libretti proibiti in tasca, e sa che a tirare le fila nel Canavese c’è il conte Alerino Palma di Cesnola, capo carismatico che recluta tra i possidenti per raccogliere fondi e armi contro il trono.

Oggi, però, è un giorno solenne e decisivo per lui: il giorno in cui verrà inizializzato alla Carboneria.

Il sole cala in fretta sui tetti di Cirié. Per sfuggire allo sguardo vigile delle autorità e delle spie del re appostate nei pressi di Palazzo D’Oria, il ragazzo viene condotto lontano dal centro, in un cascinale isolato nella periferia verso la campagna.

Lì lo attende la “Vendita”.

Con gli occhi bendati, entra nel cuore del rito noto come il “Calvario”. La stanza è carica di simboli potenti: un ceppo di legno che rappresenta la base della società, il carbone che purifica bruciando le impurità, il fuoco della libertà, e il sale con l’acqua per mondare i vizi del vecchio regime.

Tra finti interrogatori e prove di coraggio, il giovane si inginocchia. La mano trema ma è ferma quando sfiora la lama di un pugnale: pronuncia il giuramento solenne di fedeltà e segretezza assoluta, pena la morte e la damnatio memoriae.

Lui ancora non lo sa, ma la sua battaglia di allora sarà in parte vana: catturato dalle guardie sabaude dopo il fallimento dei moti, eviterà le carceri più dure solo per essere condannato all’esilio lontano da casa, dritto nella brulicante e liberale Parigi, rifugio dei patrioti in fuga.

Ma la sua lotta non si spegnerà: quell’esperienza e quei primi fermenti rivoluzionari accenderanno la scintilla e daranno l’impeto decisivo per quel cambiamento e quella rivoluzione industriale — guidata negli anni successivi anche da nuove famiglie e capitali — che cambieranno per sempre le sorti e il volto di tutta la nazione.

E oggi, a distanza di secoli, capita ancora di vederlo: un cittadino di oggi che calpesta gli stessi portici di quell’uomo di allora e di tutti gli uomini che lo hanno preceduto.

Si sentono ancora i rumori dei passi, risonanze antiche e presenti. Passi a volte pesanti, carichi di fatica, e altre volte leggeri, quasi impercettibili. Ma sono tutti passi che, l’uno dopo l’altro, hanno fatto la storia di questa terra. E nuovi passi, in futuro, continueranno a calpestarla, dando vita a nuovi ricordi e a nuove storie.

di Alessandro Baccetti

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