EDITORIALI

Alla Ricerca di Anime

E venne un tempo in cui il diavolo in persona ebbe bisogno di anime….

…e in quale posto migliore avrebbe potuto recarsi se non in valle di Lanzo?

Qui regnava la magia nera e quella bianca, con streghe sparse un po’ ovunque e un’energia superiore a sovrastare tutte le montagne, mentre filtri e fatture erano all’ordine del giorno e i folcolai per le Alpi bruciavano nelle notti del solstizio d’inverno a inneggiare a forze oscure.

L’Inquisizione sapeva bene tutto questo, arrestando e mandando al rogo cittadini come Gioannino di Ceres che pagò dodici grossi perchè giurò sul sangue di Dio, Gioanni Brunetti di Lanzo multato di un denaro grosso di picciol peso perchè giurò per il corpo di Dio, e Audissona Andrè sempre da Lanzo che sborsò dieci denari perchè fece fatture, ossia filtri d’amore con erbe silvestri e le diede a bere a Micheletto da Borgaro perchè la amasse con più ardore.

Insomma per il diavolo questo era proprio il posto giusto dove recuperare un’anima da dannare, con il malvagio che vagava lungo la Stura in attesa di una preda da sacrificare o di qualcuno che gli avrebbe venduto l’anima.

L’occasione non tardò ad arrivare quando nel 1378 Aresmino Provana di Leynì cercò di far costruire il Pont del Roch, un ponte in pietra a schiena d’asino preventivato 1400 fiorini per permettere ai Lanzesi di raggiungere Torino senza pagare dazi ai principi d’Acaia e ai marchesi del Monferrato. L’opera, ripagata da una tassa sul vino imposta per dieci anni, continuava però a crollare e per ben due volte fu ultimata e per ben due volte crollò, finché fu il diavolo stesso a proporre una soluzione a un portavoce dall’identità perduta.

In una notte di luna piena il diavolo si avvicinò all’uomo proponendogli un patto: avrebbe costruito lui stesso il ponte in cambio della prima anima che lo avrebbe attraversato, e l’anonimo eroe accettò mettendosi il diavolo all’opera con i suoi aiutanti.

Mentre questi lavoravano, il demone prese due grossi pentoloni e mise a bollire le minestre per sfamare i suoi schiavi, i cui segni si possono ancora intravedere ricoperti dall’acqua accanto alle altre più piccole ventuno marmitte del diavolo che si trovano perlopiù in prossimità della cappella di San Rocco.

Quando il ponte fu ultimato, il signore che aveva accettato il patto fece passare un cane costringendo il diavolo a prendere l’anima della povera bestia, scatenando una rabbia tale che il demone batté le sue grosse zampe sulle pietre per ben ventuno volte lasciando i segni visibili fino ad oggi.

Se vi capita di camminare in questi giorni di calura mentre andrete a cercare refrigerio lungo la Stura tra le acque fresche che scorrono sotto il grande ponte Roch cercate di non attardarvi troppo e venite via prima dell’imbrunire: potreste incontrare un uomo con un cappello a bombetta, lo sguardo languido e un sorriso perverso che vi sbarra la strada per reclamare il conto, e se vi imbattete in lui non voltatevi e tirate dritto perché potrebbe volere proprio la vostra anima.

Leggende a parte, il ponte del diavolo di Lanzo fa parte dei trenta più bei ponti d’Italia insieme al ponte dei sospiri di Venezia e al ponte vecchio di Firenze (secondo una ricerca del giornale Espresso)

di Alessandro Baccetti

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