EDITORIALI

Don Federico Albert

I passi che ci hanno portato fin qui: la storia invisibile di Lanzo e il sacrificio di DON FEDERICO ALBERT

Ci sono personaggi che hanno fatto la storia. La vera storia del nostro territorio. Piccoli e grandi nomi di uomini e donne che hanno dedicato la loro stessa vita non solo per il bene comune, ma per la stessa sopravvivenza delle genti e quindi di noi stessi. Intere generazioni di persone non esisterebbero probabilmente neanche più se non fosse stato per loro.

Pensiamoci: non discendiamo solo da ricchi proprietari terrieri, da marchesi o da dame. Molti di noi, forse la stragrande maggioranza, discendono proprio da chi non viveva, ma sopravviveva.

Sopravviveva alla miseria nera e alla dura lotta quotidiana per sfamarsi. Sopravviveva alle guerre continue imposte da poteri lontani. Sopravviveva alla sfortuna di ritrovarsi soli, magari già da bambini, perché il destino aveva voluto così.

In una cornice di povertà che non era un’eccezione ma la dura, implacabile normalità, qualcuno ha scelto di donare ogni istante della propria vita per rendere possibile il recupero e la rinascita di interi ceppi di persone da cui oggi proveniamo.

Abbiamo già parlato di Don Bosco, che qui tra noi aveva trovato un terreno fertile e fraterno, ma c’è un altro gigante dello spirito che ha combattuto per ideali che oggi sembrano sbiadire nel tempo.

Lui era Don Federico Albert. Nato nei salotti dorati della nobiltà torinese, circondato da agi e destinato a un futuro di lusso e prestigio, Federico scelse una ricchezza ben diversa: quella dello spirito, della radicale spoliazione e dell’amore assoluto per gli ultimi.

Quando lasciò tutto per arrivare a Lanzo, non portò con sé solo la parola del Vangelo, ma un’energia d’acciaio e un cuore sconfinato. Aprì le porte ai dimenticati, creò scuole e rifugi, e soprattutto accolse quelle ragazze e quei bambini la cui vita sembrava già segnata dal fallimento e dall’oblio. La sua non fu semplice beneficenza, ma un’opera di salvezza terrena e celeste, portata avanti con una dedizione talmente pura da meritare il riconoscimento della Chiesa, che lo ha proclamato Beato.

Oggi, quando camminiamo per le vie del centro storico di Lanzo, e ci fermiamo nei luoghi che custodiscono la sua memoria e le sue spoglie, dovremmo ricordarlo: ogni singola pietra di questo borgo è stata calpestata da ragazzi e ragazze i cui passi, senza il suo aiuto, si sarebbero persi nel nulla.

Se noi oggi siamo qui, a respirare l’aria di queste montagne e a raccontare la nostra storia, è anche perché qualcuno, un giorno, ha deciso che nessuna vita valeva meno di un’altra.

di Alessandro Baccetti

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