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Guardiani di Altri Tempi

I guardiani del mattino a Cirié: storie, dialetti e passi lenti di una gioventù che non si arrende

C’è un mondo segreto, invisibile agli occhi frettolosi di chi vive di corsa, che ogni mattina prende per mano la nostra città e la risveglia dal torpore.

Non è la tribù della notte, quella che si nasconde nel buio per sfuggire al giudizio del giorno. È molto di più. È la gioventù di un tempo che fu, che torna a splendere e a camminare fiera nelle prime luci dell’alba.

Mentre il resto del mondo si muove tra sguardi veloci, commissioni da un minuto e impegni a cui non si può rinunciare, loro sono lì. Sotto i portici del centro, nelle vie più nascoste, tra un bar che alza la saracinesca e una panchina baciata dal primo sole. Sono i ragazzi che furono.

Gli over sessanta della nostra città.

E pensare che un tempo, non poi così lontano, erano loro quelli dei bar affollati la sera, quelli che spingevano passeggini con pargoli scalmanati, quelli delle sigarette in compagnia davanti alla chiesa nell’attesa che si facesse l’ora della cena.

Erano quelli che tornavano a casa stanchi dopo una giornata di lavoro, ma che prima di rincasare avevano già nel cuore il compito invisibile e sacro di riempire la città, di farla respirare.

Oggi, nel tardo pomeriggio, saranno invece i giovani di adesso a riempire i caffè tra cocktail e gin tonic, tra risate e chiacchiere ad alta voce.

Ma la mattina appartiene per intero a loro, ai veterani del tempo. Sono il battito lento e profondo della comunità, il rumore gentile dei passi che non hanno fretta.

E c’è una voce in quel ronzio mattutino: mille sfumature di dialetti che si sovrappongono e si intercambiano, dando vita a un linguaggio ancestrale e universale. Sono loro che tengono in vita la città, impedendole di diventare un luogo freddo e silenzioso, fatto solo di cemento e solitudine.

Non dimentichiamo mai quanto sia preziosa la loro presenza. Guardiamoli bene, perché in quei passi rallentati e in quei capelli bianchi stiamo semplicemente guardando ciò che saremo noi, tra non poi così tanto tempo.

Loro sono il nostro specchio, il nostro domani. Portiamo loro rispetto, sempre. Ascoltiamo le loro storie, rubiamo un po’ della loro saggezza e ringraziamoli, ogni giorno, per essere l’anima più vera e immortale della nostra città.

Quanto sarebbe vuota la nostra quotidianità senza questa insostituibile gioventù d’altri tempi?

di Alessandro Baccetti

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