CIRIè NEL TEMPO

Fantasmi di Pietra

Fantasmi di pietra: i misteri dimenticati e le baite segrete delle Valli di Lanzo

A volte ci perdiamo nei panorami mozzafiato delle nostre montagne. Ne assaporiamo l’aria, le sentiamo respirare accanto. Lo facciamo quando sono imbiancate di neve gelida e quando sono verdi di boschi rigogliosi. Ma spesso tiriamo dritti davanti a quei ruderi che sembrano quasi venirci incontro, dimenticando che basterebbe fermarsi un solo istante per percepirne il battito nascosto.

Chi cammina in solitaria tra i boschi e i valloni delle Valli di Lanzo sa che la nebbia quassù non si limita a coprire le cose: le trasforma.

Cerchiamo l’arte nei musei o nei palazzi delle città, ignorando completamente ciò che consideriamo soltanto un mucchio di pietre abbandonate.

Eppure, in quei muri sbrecciati non troveremo tele dipinte o statue firmate, ma qualcosa di ben più potente: un vero e proprio monumento alla sopravvivenza.

La storia di uomini e donne che hanno abitato quei fabbricati, che ci hanno sudato, sofferto e che sono rimasti aggrappati alla vita proprio grazie a quelle quattro mura protettive.

Immagina quelle famiglie costrette a vivere isolate per mesi in quegli inferni di pietra e fumo, dove l’inverno non era una stagione ma una condanna a morte.

Uomini, donne e bambini serrati tra pietre grezze mentre la tormenta ululava fuori, stringendosi attorno a un fuoco troppo debole per scaldare la miseria, consumati dalla fame, dal freddo e dal terrore di ciò che si muoveva nel buio fuori dalla porta.

Perché la montagna, nei secoli passati, dava rifugio anche a chi la legge non la rispettava. Quei casolari isolati e quegli anfratti bui sono stati i covi perfetti per briganti e fuorilegge in fuga, bande senza pietà che scendevano dai valichi per saccheggiare i villaggi e poi svanivano nel nulla, spartendosi il bottino alla debole luce di una candela, con il fucile sempre carico e l’orecchio teso a ogni minimo fruscio del bosco.

E se magia fu in queste valli di masche e di figure mitologiche celtiche, ebbene quella magia trovò spunto e terreno fertile proprio qui, tra pietre disertate dal tempo.

Se entri oggi in quei ruderi, sollevando la coltre di polvere e muschio, trovi la testimonianza più inquietante di tutte incisa direttamente sulla pietra viva: i segni e i simboli scolpiti sugli architravi e sugli stipiti delle porte.

Croci arcane, cifre misteriose, iniziali sbiadite e simboli apotropaici tracciati a colpi di scalpello da mani tremanti. Non erano semplici decorazioni, ma disperate invocazioni e scongiuri, marchi impressi per tenere lontani gli spiriti maligni, le bestie feroci o la sfortuna nera che aleggiava tra quei monti.

Le baite di pietra hanno inghiottito ogni segreto, ogni grido soffocato e ogni paura. E ancora oggi, tra i sentieri deserti e le pietraie, sono in molti ad aver udito dei rumori: passi sordi che ricalcano i propri sulla mulattiera, colpi sordi contro le porte sradicate o echi di voci lontane che svaniscono nel vento.

Quando il sole cala dietro i picchi e la nebbia sale, la montagna smette di essere una cartolina e torna a respirare, custode implacabile di un passato che non vuole sparire.

di Alessandro Baccetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *