EDITORIALI

I Fantasmi de La Cassa

I fantasmi di La Cassa: quando il Medioevo bussa alla porta.

Correva l’anno 1200 in quel di La Cassa, terra di confine sospesa tra le propaggini delle Valli di Lanzo e l’orizzonte che guarda verso la Valle di Susa.

Tra coppe di vino robusto e banchetti sontuosi, la giornata era iniziata con i migliori auspici, ma la noia dei signorotti locali stava ben presto prendendo il sopravvento. Per spezzare la monotonia, decisero di indossare i loro abiti da caccia più sfarzosi e di sellare i superbi cavalli, abbelliti con ricche gualdrappe di velluto ricamate d’oro, finimenti in cuoio lavorato e finissime decorazioni in metallo prezioso.

Scesero così in paese per mostrare al volgo la loro potenza e la loro insolente ricchezza. Ridendo sguaiatamente dei poveri affamati e dei contadini stanchi, con le mani ancora sporche della terra dura dei campi, continuavano a vagare per il borgo con arroganza e presunzione.

Poi, stanchi di sfilare tra gli sguardi bassi della gente, puntarono le redini verso i sentieri che salivano in quota, improvvisando una battuta di caccia nei boschi fitti e ombrosi.

Mentre la foresta si faceva sempre più silenziosa e cupa, e i cani da caccia smettevano improvvisamente di abbaiare per fiutare qualcosa di inatteso…

Ecco che i loro volti si terrorizzarono.

Dalle viscere della terra videro salire tre scheletri umani che, avvolti in brandelli di sudari polverosi e brandendo lo spettro del tempo, sbarrarono loro la strada nel fitto del bosco. I cavalli si impennarono furiosi, nitrendo disperati, mentre i cani guaiscono rannicchiati tra i cespugli, fiutando la morte prima ancora di vederla.

Appoggiato al tronco nodoso di una vecchia quercia secolare, immobile e silenzioso, c’era un anziano eremita. Il suo nome, per una curiosa e suggestiva coincidenza con la chiesa distrutta, era proprio fra’ Lorenzo. Con il volto scavato dai digiuni e lo sguardo fermo, teneva una mano tesa in avanti, come a voler fare da guida tra i due mondi.

Fu proprio lui a rompere il silenzio spettrale della foresta, indicando i tre cadaveri che si erigevano dai sepolcri aperti. E qui la ricchezza rivela la sua vera natura: un prestito a tempo determinato, perché l’oro e il potere non comprano un solo secondo in più quando il tempo scade, e sotto i vestiti eleganti la fine è implacabile e uguale per chiunque.

I nobili cavalieri, prima tronfi e sprezzanti, rimasero come pietrificati di fronte a quello specchio impietoso del loro futuro.

Con voce cupa e solenne, i tre morti presero a parlare, ammonendo i giovani tracotanti: «Quello che voi siete, noi eravamo; quello che noi siamo, voi presto sarete».

E la parte più straordinaria — quella che trasforma una leggenda in un pezzo di storia che possiamo toccare con mano — è che tutto questo non è andato perduto nel tempo.

Oggi, quella visione e quel monito medievale si possono ancora osservare da vicino.

Basta recarsi a pochi chilometri da Ciriè, nel cuore del Palazzo Municipale di La Cassa, per ritrovare ciò che resta di quel passato. Nella sala consiliare del comune sono infatti custoditi i preziosi affreschi duecenteschi, strappati miracolosamente alle pareti prima che la vecchia e isolata chiesa di San Lorenzo venisse definitivamente demolita negli anni Ottanta.

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Edificata originariamente nel corso dell’XI secolo e legata per secoli alla potente orbita dell’Abbazia di San Michele della Chiusa, la chiesa di San Lorenzo era nata come parrocchiale del borgo per poi ritrovarsi, con il mutare del tempo, isolata e ridotta a cappella cimiteriale.

Quando la struttura fu purtroppo abbattuta, il crollo e la rimozione dell’intonaco rivelarono l’inaspettato tesoro nascosto: strati di pittura risalenti al Duecento che riaffioravano dal muro superstite del lato interno sinistro.

Osservando oggi quei frammenti restaurati nel municipio, si possono ancora ammirare i registri sovrapposti con una teoria di santi e sante, e in alto, tragico e affascinante, proprio quel frammento dell'”Incontro dei tre vivi e dei tre morti”.

Sebbene deteriorato dal tempo e dalle lunghe esposizioni alle intemperie prima del salvataggio, il dipinto mostra ancora chiaramente le zampe dei cavalli spaventati, il piccolo cagnolino bianco smarrito, il volto dell’eremita e i corpi dei morti che emergono dai sepolcri.

Una storia di pietra, fede e leggenda che ha sfidato i secoli e che oggi, grazie a quel salvataggio, continua a parlarci direttamente dalle pareti della sala consiliare di La Cassa.

di Alessandro Baccetti

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