CIRIè NEL TEMPO

La Rivolta ai Tempi di Margherita

Nel ventre di Ciriè: broccato, candele e leggende tra i cunicoli di Margherita di Savoia

Correva l’anno nel XIV secolo, e in quel di Ciriè la corte di Margherita di Savoia viveva giorni di abbagliante sfarzo. Nel castello e tra le sale del borgo ferveva la vita mondana: feste suntuose, abiti di broccato pesante, risate e banchetti che celebravano il potere della sovrana che governava la cittadina.

Ma la quiete dorata fu spezzata all’improvviso da un evento tragico e violento: un’improvvisa e feroce rivolta popolare, mossa dalla disperazione e alimentata dal caos, o forse l’assalto improvviso di fazioni nemiche giunte a mettere a ferro e fuoco la cinta muraria. Le campane a martello iniziarono a suonare disperate, annunciando che la plebe inferocita aveva sfondato le porte esterne. La festa finì nel sangue e nel terrore.

Senza perdere un solo istante, Margherita fu chiamata a raccolta dai suoi più stretti consiglieri. La fretta di fuggire era implacabile: il tempo stringeva e ogni secondo poteva essere l’ultimo.

La sovrana indossa uno splendido e pesante abito di corte in velluto e seta preziosa, ricamato d’oro, che strideva grottescamente con l’emergenza del momento. Circondata da una solida scorta di guardie fidate armate di torce e spade sguainate, fu guidata precipitosamente fuori dalle sale verso le ombre.

Il gruppo si infilò d’urgenza nei passaggi segreti che la tradizione popolare lega ai condotti sotterranei strategici voluti proprio per le emergenze. Passarono rapidi attraverso la caratteristica casa-torre Ampalla, la costruzione gotica del tempo, scendendo ancora più in basso nel ventre della terra. Lì, l’abito sontuoso e regale della marchesa perse ogni dignità mondana: lo strascico di pregiata fattura iniziò a impigliarsi nella terra battuta, strisciando impietosamente nel fango umido e nella polvere mefitica dei passaggi sotterranei.

Scortata dalle guardie tra l’umidità delle pareti di pietra, la fuga attraverso i cunicoli la condusse dritta fino ai sotterranei vicini al duomo. Lì, in una sala nascosta e fredda, altri signori e nobili alleati la stavano già attendendo in trepidante attesa.

Al centro della stanza, l’unica luce era quella tremula delle candele posate sopra un pesante tavolo di legno massello. Attorno a quel tavolo si radunarono tutti, discutendo con ansia febbrile su come muoversi e come reprimere o arginare la minaccia.

E in quel clima di tensione e mistero, la leggenda nera del sottosuolo si tinse di tinte ancora più fosche: si mormora che seduta in un angolo di quel tavolo, o forse confusa tra i congiurati, vi fosse persino una figura misteriosa, una donna accusata di stregoneria, intenta a borbottare formule e a stringere tra le mani ampolle con pozioni magiche, come se la salvezza dei nobili dovesse passare anche attraverso arti arcane ed erbe silvestri.

Mentre discutevano concitati, il soffitto sembrava tremare: da sopra, attutite dalla spessa coltre di terra, giungevano chiaramente le urla furiose della plebe in rivolta e il calpestio scomposto della folla in fuga.

Lì sotto, al riparo dal ferro e dal fuoco, i signori combattevano non con le spade, ma con la fredda astuzia per difendere l’unico privilegio che contava davvero: il loro diritto secolare a sopravvivere, mentre il mondo fuori bruciava.

Poi, lentamente, il frastuono scemò. Il pericolo parve scongiurato, la rivolta sedata o dispersa dalle guardie fedeli alla corona.

La marchesa, ricomposta la sua regale figura, fece ritorno al palazzo. E con la tipica spregiudicatezza del potere, non esitò a indire subito una riunione ufficiale con il popolo, affacciandosi sicura per asserire con fermezza che tutto si era risolto, spegnendo con la voce e con la forza ogni residuo sussurro di ribellione.

I sotterranei di Ciriè: tra storia, leggenda e misteri millenari

Quella che sembra una semplice narrazione d’altri tempi affonda le radici in un fitto intreccio di tradizioni popolari, cronache urbane e misteri che da secoli aleggiano sotto il selciato di Ciriè.

Se da un lato la ricerca storica e l’archeologia urbana ridimensionano l’esistenza di immensi tunnel segreti che attraversano chilometri e chilometri di città — ricordando che non esistono prove documentarie ufficiali di grandi gallerie, bensì una fitta rete di cantine storiche, vani di servizio voltati, “infernotti” e fondazioni delle antiche mura medievali protette da torri — dall’altro l’immaginario collettivo non ha mai smesso di alimentare il mito.

La via di fuga dei Savoia e di Margherita:

La tradizione popolare ha sempre associato l’antico castello e il Palazzo dei Marchesi D’Oria a gallerie capaci di superare la cinta muraria. Si favoleggiava di cunicoli usati per sottrarsi ad assedi, epidemie o rivolte, proprio come quelli attribuiti alla duchessa Margherita di Savoia nel XIV secolo per collegare le fortificazioni come la torre Ampalla.

Il fascino esoterico e le ombre dell’Inquisizione:

Spingendosi oltre la storia militare e nobiliare, il sottosuolo e i dintorni dell’antico Castrum Cerretum venivano ammantati di storie di stampo esoterico. Non è un caso che la memoria popolare collochi in antiche cripte o cantine nascoste figure di guaritrici o presunte streghe dedite alla preparazione di filtri d’amore ed erbe silvestri, spesso finite nel mirino della Santa Inquisizione locale in cerca di eretici da condannare.

Camminando oggi nel centro di Ciriè, calpestiamo una superficie che custodisce gelosamente il proprio passato.

Che si tratti di solide cantine nobiliari o di leggendari passaggi per sfuggire a una folla inferocita, il sottosuolo resta il custode silenzioso di quell’anima misteriosa che continua a farci sognare.

di Alessandro Baccetti

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