Tra l’iphone e il vino del mondo
Pronto Soccorso: tra l’iPhone e il vino del nonno
Facile passare davanti all’ospedale di Cirié oggi e farsi venire la bile nera. C’è il nostro Mario, che si è appena fratturato una gamba inciampando sul marciapiede, e ora è lì in sala d’attesa. È leggermente sedato dal dolore, con la gamba gonfia come un cotechino, e mentre attende il suo turno, inganna il tempo scrollando compulsivamente TikTok, guardando balletti russi inutili o video di ricette che non cucinerà mai. Si lamenta che sono passati venti minuti e che l’infermiera ha lo sguardo di chi vorrebbe teletrasportarsi su Marte.
Ma proviamo a teletrasportare Mario nel 1719, quando a Cirié la sanità era ancora un’idea nebulosa nella testa di Padre Carlo Francesco.
Stesso Mario, stessa gamba rotta, ma niente smartphone. Il poveretto è adagiato su una panca di legno in una stalla riadattata, in attesa di un “chirurgo” che ha appena finito di ferrare un cavallo.
Invece di scrollare TikTok, Mario ha come unico passatempo quello di contare le ragnatele sul soffitto, mentre il dolore gli danza nelle ossa e un vecchio barbiere-chirurgo gli porge un bicchiere di vino rosso, così forte che ti scortica la gola, dicendogli: “Bevi, figliolo, che tra poco iniziamo”.
Niente anestesia, niente Wi-Fi, solo l’odore di paglia marcia e la speranza di non uscire dal “nosocomio” con un’infezione che ti manda dritto al creatore in tre giorni.
In mezzo a questi due mondi, c’è stata gente come la damigella Ernesta Troglia.
Lei, nel 1904, guardando il disagio intorno a sé, non ha aperto Facebook per lamentarsi, ma ha aperto le porte di casa sua. Ha trasformato la sua dimora in un rifugio per chi, senza il suo lascito, sarebbe finito nel dimenticatoio o peggio.
Certo, è ironico pensare che, dopo tre secoli di ricerca scientifica, Tac tridimensionali, chirurgia robotica e antibiotici di ultima generazione, il risultato finale spesso sia lo stesso: Mario, nel 1719, usciva dalla stalla zoppicando per il resto dei suoi giorni; Mario, nel 2026, esce dall’ospedale con una placca in titanio e un’andatura che, comunque, lo fa somigliare a un pirata in pensione.
Siamo passati dal vino rosso al paracetamolo, dalla preghiera al Wi-Fi, ma il dolore di una gamba rotta resta sempre una rogna. Ma vabbè… sono dettagli.
di Alessandro Baccetti
