Rave di charme

I ragazzi del rave? Ve li raccontiamo noi che li abbiamo incontrati.

Giovani, giovanissimi e meno giovani. Per farvi capire senza tanti giri di parole basta chiedervi di guardarvi intorno e nemmeno troppo lontano. Nella vostra famiglia. Tra i vicini di casa.

Avete presente il vostro compagno impiegato in banca? Vostro figlio che distribuisce pizze in bicicletta? O la cassiera del supermercato che incontrate tutti i giorni? Ecco, gente normale che lavora regolarmente e investe tempo e soldi in quella che è una vera e propria passione per la libertà e perché no?! Anche per una ribellione civile. Ribellione alle imposizioni del sistema. Ragazzi normali insomma, vestiti con felpa e jeans, scaldacollo per ripararsi dal freddo e una canna tra le dita, che fumano in pubblico senza farsi troppi problemi perché dove si trovano sono, tutto sommato, al sicuro in un posto da loro scelto per radunarsi, ballare, fumare e fare tutto ciò che potrebbe farli sentire liberi. Parliamo con alcuni di loro all’ingresso.

Ci tengono a chiarire che non si esprimono per nome di un gruppo, ma ognuno esterna quello che è il personale pensiero. Non gli piacciono etichette e giudizi e non gradiscono essere visti come quelli che si appropriano indebitamente di un locale altrui e lo vandalizzano, vogliono solo divertirsi. E dopotutto “se non avessero occupato la ex cartiera ciriacese, quel locale sarebbe rimasto inutilizzato”.

Si lamentano del sistema che “non permette di utilizzare locali dismessi, ma allo stesso tempo non fa nulla per riqualificarli”. Qualcuno fa notare che “in questo caso si trovano in una vera bomba ecologica, essendo la struttura zeppa di amianto” . Davide ci racconta che era già presente al rave di 6 anni fa e chiede “perché il comune non ha acquistato l’area per farne case popolari?” Ad esempio….

I ragazzi sono disponibili e ben lucidi.

Fuori uno schieramento non indifferente di forze dell’ordine. Ben organizzati, ben disponibili a dare spiegazioni a tutti i clienti del negozio adiacente che non capiscono la motivazione della musica così ad alto volume. Il clima è sereno sia dentro che fuori.

I carabinieri registrano tutti i partecipanti richiedendo un documento d’identità, oltre il cancello, i ragazzi prima di aprire controllano mezzi e persone. Vogliono evitare infiltrazioni .

Personalmente non troviamo la musica esageratamente alta o così sgradevole, eppure in questo contesto il più agitato e nervoso è un anziano residente in zona che sbraita perché i carabinieri non possono intervenire per farla cessare. Bestemmia e sbatte la portiera della sua auto. È ancora lì esagitato ad aspettare non si sa cosa.

Insomma in questa noiosa e monotona cittadina una sorpresa di fine anno ci voleva.

Ragazzi arrivati da ogni dove, di razze e culture diverse con un solo obiettivo: divertirsi.

Ci auguriamo che tutto finisca nel miglior modo possibile, che i carabinieri non debbano rinunciare a festeggiare il nuovo anno con i propri cari e che i ragazzi si divertano, lascino tutto come hanno trovato e che non accada nulla di grave.

Oltretutto, ci piacerebbe vedere come lasceranno i locali. Chissà..

Proponiamo infine una riflessione: in questo caso non si tratta del solito “son solo ragazzi” la denuncia chiara e forte è che il sistema gli ha tolto tutto, rendiamoci conto (tutti) che anche questa è un’espressione di disagio sociale.

di Cinzia Somma e Dario Zabardi

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4 Comments

  • Veramente un ottimo post! Complimenti.
    Altri non fanno che discriminare e allargarsi con paroloni pur per distogliere quello che i reve sono in realtà e senza nemmeno intervistare i protagonisti della festa.
    I raver, una razza a parte? Assolutamente no 🙂
    Grazie mille!

  • Hahaha sei un grande!! attento che ti mangiamo l anima e ti trasciniamo all inferno in cui ti terremo appeso a testa in giù immerso negli acidi che bolliamo nei roghi hahahahahah ma che lavoro fai il poeta? 😂😂😂

  • sarebbe bello se i carabinieri fossero stati li per “evitare infiltrazioni”, peccato che le identificazioni vengano usate per denunciare gente a caso (che verrà poi assolta ma che intanto viene intimidita e costretta a spendere soldi in avvocati), alla fine è la solita vergogna di forze dell’ordine messe a reprimere ragazzini che vogliono solo stare insieme e ascoltare la loro musica invece che a dar la caccia ai criminali. Sarebbe opportuno un atteggiamento meno accondiscendente.

    Vale anche la pena ricordare che i raver puliscono sempre gli spazi dopo le feste, ma anche se non li pulissero sarebbe poco furbo prendersela con chi lascia qualche bottiglia e non con chi ha lasciato *un intero capannone di cemento*.

    Benino, quindi, se non altro per lo sforzo messo per capire, ma non benissimo.

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